Il Chianti, oltre
che del vino, è anche terra di belle piazze: c'è quella
celeberrima coi raccolti portici di Greve (piazza Matteotti),
quella scenografica con le mura medioevali e l'immenso panorama sulla Val di
Pesa di San Casciano (piazza della Repubblica), quelle tipiche
adibite allo scambio di prodotti di Mercatale (piazza Vittorio
Veneto) e Gaiole (piazza Ricasoli), quella ormai simbolo del "buen retiro" di
Volpaia, quella dove prospetta la magnifica Rocca di
Castellina...
Dal 2007 ne va
aggiunta un'altra, a questo novero: è la bellissima piazza Marconi di Castelnuovo Berardenga, il cui
restauro - operato dal Comune, "Bandiera Arancione"
TCI - ha ridato smalto e
colore al suggestivo centro storico cittadino, un ambiente di raro fascino
certamente da riscoprire.
Il TCI lo fa
ripercorrendo la relazione su questa piazza stilata dall'Assessore ai lavori
pubblici e all'ambiente, Daniele Caratelli. Rapporto scritto in occasione del
meeting di bioarchitettura tenutosi ad Asolo.
Ma, prima,
due parole sul perché noi del Touring la definiamo una piazza
"virtuosa" Sono molti ormai nel
Chianti gli esempi di piazze sapientemente ristrutturate, ma questo di piazza
Marconi, a quanto ci consta, è in assoluto in Italia uno dei primi, felici
esempi di piazza ecosostenibile - sia per i materiali utilizzati, sia per l'uso
intelligente ed economico dell'energia - che riesce "virtuosamente" ad amalgare
bellezza, funzionalità e rispetto dell'ambiente, valorizzazione del patrimonio
architettonico.
Un bell'esempio da seguire, degno di un
Comune "Bandiera Arancione".
il Vicesindaco Mario
Palimodde
il Sindaco Roberto Bozzi
illustrano i lavori di ristrutturazione di piazza
Marconi (febbraio 2008)
"Castelnuovo
Berardenga, - scrive Caratelli - il Comune che amministro in qualità di
assessore ai lavori pubblici e all'ambiente, è situato nel Chianti Senese a
circa 20 chilometri a nord est di Siena; si tratta di un grande Comune di circa
180 chilometri quadrati e 8.600 abitanti distribuiti in oltre 30 tra frazioni e
nuclei alcuni distanti tra loro 30 e più
chilometri.
E' un Comune
profondamente legato alla cultura del territorio e al suo rispetto dove nel
corso dei secoli è stata sempre posta grande attenzione alle lavorazioni
agricole, all'impianto dei vigneti, alla gestione dell'ampia superficie
forestale, alla preservazione delle scarse e quindi preziose risorse
idriche.
La Piazza si
chiama Piazza Marconi ma i vecchi Castelnovini la chiamano "Prato", è il Prato
infatti lo spazio esterno al Castello luogo di svolgimento di fiere e mercati e
quindi di incontro tra la società artigiana che viveva all'interno del borgo e
la società contadina che viveva nella campagna
circostante.
E'
proprio dal Castello comincio con un brevissimo cenno
storico.
Questo territorio
deve il suo nome a Berardo, potente signore della dinastia franca che ha origine
con Guinigi, conte in Siena dall'867 all'881.
Berardo, vissuto
nella seconda metà del X secolo, amministrava il vasto territorio che confina con l'Arbia e l'Ombrone, le
Crete Senesi e il Chianti mentre i suoi discendenti, conclusasi l'epoca
carolingia, danno origine a una fitta rete di castelli: Monteaperti, Orgiale,
Valcortese, Monastero, Ripalta, Montalto e molti
altri.
E' in questi anni
che il Castello svolge quindi la sua funzione di difesa sul feudo circostante
coinvolgendo il contado che in caso di bisogno accorre alle armi e riceve in
cambio la difesa della propria famiglia all'interno del
Castello.
Dal XII secolo
cresce la potenza politica di Siena e i fortilizi che sorgono in terra
berardenga assumono sempre di più il ruolo di roccaforti militari finalizzati
alla difesa della città.
Siena intraprende
quindi un'opera di consolidamento difensivo di queste fortificazioni; un'opera
irrinunciabile nella strategia di difesa durante gli interminabili conflitti con
Arezzo e Firenze.
Questa opera di
fortificazione della regione si accentua dopo la crisi demografica della prima
metà del trecento determinata dal passaggio della peste nera e dal riaccendersi
del conflitto con Firenze che vede nel calo della popolazione e nelle
conseguenti carestie un'occasione per chiudere definitivamente la partita con
l'acerrima nemica; da qui la necessità di una linea di difesa a protezione della
città verso nord.
La Repubblica di
Siena creò quindi un Vicariato entro il quale, nel 1366, il Consiglio Generale
deliberò la costruzione di un nuovo castello; nasce così il Castello Nuovo della
Berardenga, un insediamento destinato per i tre secoli successivi a divenire un
caposaldo ai confini nord orientali della Repubblica, oltre al principale centro
abitato della zona.
E' in questi anni
che il lo spazio esterno al Castello, ovvero il Prato, diviene il centro sociale
e culturale del paese e di tutto il territorio, in esso, attraverso il
commercio, si incontrano e si fondono le varie funzioni della società tardo
medievale del tempo; la società contadina con i suoi prodotti, soprattutto vino
e olio, incontra quindi la società artigiana del borgo che si specializza
soprattutto nella lavorazione del ferro e produce attrezzi indispensabili nella
lavorazione della terra, la presenza costante dei militari garantisce ordine e
sicurezza.
Dopo la
fine della repubblica senese nel 1555, e venuta meno l'importanza militare del
Castello inizia la decadenza della struttura difensiva ma non venne meno la
funzione del Prato che continuò la sua funzione di luogo di incontro, di
socializzazione e di scambio culturale.
La Piazza
Marconi, utilizzata per lo più come parcheggio, ha vissuto invece negli ultimi
decenni un lento ma progressivo degrado tranne i momenti di incontro del giovedì
mattina, giorno di svolgimento del mercato settimanale, e delle varie
manifestazioni ed eventi che vengono effettuati durante la stagione
estiva.

A partire
dall'inizio degli anni '80 le varie amministrazioni che si sono succedute hanno
sentito l'esigenza di recuperare la piazza con vari progetti che hanno trovato
concretezza solo negli ultimi anni attraverso uno studio storico-stratigrafico e
architettonico approfondito eseguito dall'Università di Genova e poi
un'importante scelta di indirizzo nel campo della
bioarchitettura e dello sviluppo
sostenibile.
Il
progetto individuato soddisfa così le esigenze di recupero architettonico
nell'ottica di una rivitalizzazione commerciale, indispensabile per preservare
la funzione per cui la Piazza è nata, il tutto attraverso uno studio che renda
lo spazio autosufficiente dal punto di vista
energetico.

La soluzione
individuata è stata infatti finalizzata al recupero delle risorse
energetiche che l'ampia superficie della piazza (oltre 2.000
metri quadrati) consente di utilizzare; l'energia elettrica prevista per
l'illuminazione della piazza viene erogata infatti da un impianto fotovoltaico
che consentirà durante il periodo di massima insolazione di immettere energia
nella rete elettrica e quindi di utilizzarla per illuminare anche altre vie e
piazze del Capoluogo.
Un'altra
soluzione biocompatibile riguarda il recupero delle acque
piovane che vengono trattate ed utilizzate per alimentare
l'esistente fontana, che è stata recuperata e restaurata, e un'altra fontana, il
cui getto utilizzerà una parte dell'energia fotovoltaica creando l'effetto di un
maggiore getto di acqua proprio in concomitanza con i momenti di massima
insolazione.
Molteplici sono
inoltre gli elementi che contribuiscono alla rivitalizzazione della piazza in
funzione del commercio e dell'artigianato; sono stati infatti
creati sotto la pavimentazione dei moduli standard dove sono possibili
allacciamenti di utenza come acqua, gas, energia elettrica, rete fognaria in
modo da poter prevedere l'installazione di stand mobili anche per periodi lunghi
e per il trattamento di prodotti alimentari tipici provenienti dalla filiera
enogastronomica.

Sono stati inoltre
previsti spazi dove poter svolgere recital, concerti e altri eventi
culturali; anche tali spazi sono stati dotati delle attrezzature
e degli allacciamenti necessari; alcuni punti della piazza consentiranno
addirittura il montaggio di tensostrutture.
Ma il progetto non è
solo biocompatibilità e rivitalizzazione commerciale e culturale ma anche
recupero del patrimonio storico ed artistico; sono state
recuperate infatti le due antiche cisterne di raccolta dell'acqua, una è stata
utilizzata per alimentare le fontane e l'altra invece è stata resa accessibile al pubblico e quindi
visitabile, si tratta di un ampio volume della superficie di circa 60 mq e
dell'altezza di 8 m. circa completamente rivestita in mattoni con colonne
portanti anch'esse in mattoni e volte a crociera; l'apertura della struttura,
avvenuta in occasione della inaugurazione il sette maggio scorso ha destato
grandissimo stupore e meraviglia tra i visitatori.
Verrà inoltre
realizzato prossimamente l'atteso collegamento con l'adiacente parco storico di
Villa Chigi che rappresenta una parte fondamentale del centro storico del
Capoluogo.
La
pavimentazione della piazza è stata realizzata in coccio pesto,
che meglio ricorda l'antica pavimentazione imbrecciata, raccordata da una rete
di filaretti in travertino che uniscono i vari riquadri e li convergono verso la scalinata
diretta verso il Castello che è il nucleo storico del Capoluogo e di tutto il
territorio di Castelnuovo Berardenga.

Il disegno generale della pavimentazione della piazza che indica i
vari periodi di insolazione durante l'arco dell'anno è anch'esso
particolarmente interessante: il sole
rappresenta infatti nella bioarchitettura e in tutta la tematica dell'energia
rinnovabile il punto centrale di ogni sviluppo
progettuale.
L'illuminazione con led a terra di colore azzurro
del vecchio tracciato viario e del tracciato pedonale, che da questo si distacca
diretto verso la scalinata del castello, rende un effetto particolarmente
suggestivo.
Da citare
infine l'attenzione del Comune nei confronti del protocollo di Kyoto [1] sulla limitazione dell'emissione dei gas serra
provenienti dai combustibili fossili, in particolare carbone e
petrolio."
Caratelli conclude
con l'invito