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Miti & Mete del Chianti

a cura di Andrea Ciappi

 

Castello di Brolio: il labirinto & i vigneti

 

IN QUESTA RUBRICA:

v LA LEGA DEL CHIANTI. Creazione, mutazione e ruolo attuale di un'antica istituzione.  

v SAN DONATO, DOVE SONO LE RELIQUIE? Un santo conteso fra il Chianti ed Arezzo.

v IL CHIANTI DELLE ABBAZIE. Due itinerari a tema nel Chianti occidentale e orientale.   

v IL PARCO SCULTURE DEL CHIANTI. Arte contemporanea all'aria aperta.

v DAL VALDARNO ALLA BERARDENGA ATTRAVERSO L'ALTO CHIANTI. Guidati dal GPS.

INOLTRE:

v... di Chianti si parla anche in 'Toscana, si gira!'  itinerari sui luoghi del cinema in Toscana. [VAI...]


NOTA: Andrea Ciappi, giornalista e redattore per un noto quotidiano nazionale, Console TCI per il Chianti, da oltre tre anni organizza per Soci ed amici del Touring incontri e visite guidate di grande consenso e larga partecipazione nelle terre fra Siena e Firenze. Il motivo principale del successo delle sue iniziative sta nella competenza e nella passione che mette in questa sua attività volontaria, nel riuscire ad infondere un senso di "vita vissuta" alle storie che racconta, nel contesto dei luoghi e delle situazioni.

Questa rubrica periodica costituisce un esempio probante del suo modus operandi. E un invito a partecipare alle sue iniziative, che troverete sempre preannunciate su "Vie della Toscana".

Si ringrazia il "Centro di Studi Storici Chiantigiani"  per la vasta e affascinante documentazione d'archivio messa a disposizione.


  

 

 

 

 

   LA LEGA DEL CHIANTI

   

    Descrizioni e foto:  Gianni Mecocci, Console Regionale

 

 

OTTOBRE 2008. Prima di lasciar spazio ai bei servizi curati da Andrea Ciappi è opportuno inserire qui un prologo . a posteriori, dato che i primi pezzi sono stati messi on line già dall'estate dell'anno scorso.  Ci siamo resi conto infatti che non si dava un quadro esaustivo sui miti del Chianti tralasciando di scrivere sulla Lega del Chianti il cui stesso simbolo, il gallo nero su fondo giallo, è avvolto nel mito.

L'occasione ce la fornisce l'investitura a Legato d'Onore della Lega del Chianti del nostro Console Massimo Conti Donzelli, avvenuta a Siena il 25 ottobre in occasione della celebrazione del Capitolo dell'anno 2008. Si ringrazia il Capitano Generale, Barone Giovanni Ricasoli-Firidolfi, dell'invito a partecipare alla mistica e suggestiva "Santa Messa delle Investiture" illustrata nelle immagini a seguire. 

 

Ma, prima, inquadriamo un po' il contesto, perchè intorno al Chianti, alle sue istituzioni ed ai suoi pregiati vini sussiste un po' di confusione.

Il territorio del Chianti come entità definita è sorto nel XIII secolo e si riferiva ad una Lega del Chianti dipendente amministrativamente dal Contado di Firenze [1]. Oggi, il Chianti propriamente detto racchiude un'area di circa 70 mila ettari, compresa nelle province di Firenze e di Siena, mentre la "percezione" del Chianti è decisamente più ampia.

Il caso limite riteniamo sia rappresentato dalla richiesta pervenuta un paio d'anni, dall'estero, all'agenzia di promozione turistica di Castellina in Chianti per "un agriturismo nel Chianti vista mare"; ma è comunque opinione abbastanza diffusa, anche fra gli italiani, che del Chianti ne facciano parte San Gimignano, Volterra... e via allontanandosi. Ma in questi casi si tratta semmai di Chiantishire, una "categoria di pensiero" (o una filosofia di vita) più che un'area geografica.  

Il vino Chianti fu celebrato, già in tempi lontani (1685) da Francesco Redi che lo definì, forse un po' partigianamente, "d'ogni vino il re" ("Bacco in Toscana") e per tutelarne la qualità e le caratteristiche organolettiche nei secoli si sono succeduti regolamenti e disciplinari sempre più precisi. Già ai tempi del Granducato di Toscana, Cosimo III de' Medici emise un "bando" che ne disciplinava la produzione e definiva i limiti territoriali di coltivazione delle viti.

E proprio questa della delimitazione territoriale è sempre stata una questione fonte di accese dispute. L'ultima regolamentazione risale al 1963 che, per il "Chianti Classico", ne sancì la D.O.C. (Denominazione d'Origine Controllata) per i vitigni e le zone di produzione che, sostanzialmente, andarono ad identificarsi con le zone storiche di Gaiole, Radda e Castellina sul versante senese e di Greve su quello fiorentino i cui territori comunali sono interamente compresi nell'area delimitata e le cui denominazioni ufficiali comprendono il suffisso "in Chianti", a rivendicarne la storica appartenenza; si aggiungono ad esse porzioni più o meno ampie dei Comuni di Barberino Val d'Elsa, San Casciano Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze e di quelli di Castelnuovo Berardenga e di Poggibonsi, solo per una piccola porzione, in provincia di Siena.  

Un successivo decreto fissò poi le altre aree di produzione, anche al di fuori delle due province storiche, che potevano fregiarsi del nome di Chianti. Ovviamente non tutti i Comuni che furono lasciati fuori dal "Classico" ne furono felici e, a torto o a ragione, alcune scelte furono attribuite a criteri non strettamente attinenti e oggettivi. La polemica continua ancora, più o meno strisciante. Ma in fondo è normale: siamo in Toscana.

 

LA LEGA DEL CHIANTI. CENNI STORICI. [1] " Sono passati oltre sette secoli dalla fondazione, su iniziativa della Repubblica Fiorentina, della Lega del Chianti, un'organizzazione militare che aveva il compito di amministrare il territorio del Chianti e di difendere i suoi confini meridionali dagli attacchi nemici.

Nel XII secolo la zona apparteneva quasi interamente alla Repubblica di Firenze, che ne aveva ottenuto il controllo con l'ausilio dell'organizzazione ecclesiastica, attraverso il suo fulcro politico-amministrativo nelle parrocchie.

A partire dall'inizio del XIV secolo, fu stabilito l'ordinamento dei territori denominati della "Liga et societas de Chianti", sotto l'emblema del Gallo Nero e con la suddivisione nei Terzieri di Gaiole, Castellina e Radda (oggi i 3 Comuni fanno parte della provincia di Siena e al nome del Comune hanno aggiunto il suffisso "in Chianti"); Radda fu scelta per ospitare il quartiere generale (podesteria) fino al 1774, quando con le riforme introdotte dal  Granduca Pietro Leopoldo la Lega del Chianti fu sciolta e la sua giurisdizione divisa in Comuni, denominati Comunità.

Il primo statuto della storica istituzione, in cui venivano stabilite le norme civili e penali che il proprietario terriero doveva rispettare, risale all'anno 1384. Dato che negli anni che seguirono non ci fu più la necessità di proteggere i confini della regione del Chianti, la lega continuò la sua attività sul piano civile e su quanto concerneva la coltivazione della terra. Naturalmente la gestione delle vigne rappresentava uno dei suoi principali interessi: furono dunque stilate le regole generali per la corretta produzione vinicola. A partire dal 1444 venne imposta una regolamentazione per la vendemmia che doveva avvenire in termini prestabiliti e comunque non prima della festa di San Michele, il 29 settembre, così da essere sicuri che si ottenesse <quel buon vino che si vende tanto bene> " .

 

Antica mappa dei territori della Lega, affrescata in una sala dello storico Castello di Meleto, una delle roccaforti erette nel Chianti dalla Repubblica Fiorentina per il controllo del territorio sul versante senese

 

LA LEGA DEL CHIANTI OGGI. [1] "Con il passare dei secoli alcune delle ragioni per cui era sorta in origine la lega erano nuovamente tornate di attualità, così come le finalità culturali ed i principi basati su una buona qualità di vita. Erano le ragioni che avevano caratterizzato gran parte della sua attività e che erano e sono ricche di significato anche in tempi più moderni.

A questo scopo, nel 1970, essa è stata rifondata sotto forma di associazione ed ha la sua Capitaneria Generale a Firenze. La nuova Lega del Chianti si considera il naturale proseguimento della passata istituzione, in quanto, pur essendo vero che si occupa delle necessità di una realtà ben diversa, allo stesso tempo cerca di attenersi il più possibile ai vecchi principi.

Ovviamente non sono più i compiti militari ed amministrativi a caratterizzare la sua attività, ma piuttosto il ruolo morale e culturale. 

Gli obiettivi della Lega attuale sono riassunti in tre articoli del suo statuto:

 

- rivalutazione della regione del Chianti;

 

- promozione della cultura del vino, della vita campestre e del senso religioso della vita;

 

- incoraggiamento ad una coscienza universale che si esprime con l'amicizia e la solidarietà fra tutti gli uomini del Chianti e di tutti quelli che amano questa terra."


FONTI: [1] brani tratti, e rielaborati, dal sito web del Comune di Radda in Chianti: www.comune.radda-in-chianti.si.it; a loro volta parzialmente tratte da "La Toscana paese per paese", Ed. Bonechi, Firenze. - [2] il programma, sotto, dal portale del Consorzio Vino Chianti Classico: www.chianticlassico.com  

   Radda in Chianti, insieme a Barberino Val d'Elsa e Castelnuovo Berardenga, sono i Comuni "Bandiera Arancione" TCI nel territorio del Chianti Classico.


Il momento più solenne della Lega attuale è costituito dalla celebrazione del "Capitolo Annuale".  A seguire, immagini della Santa Messa delle Investiture celebratasi sabato 25 ottobre 2008 in Siena, nella Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi.

 

   

 

I L    P R O G R A M M A :

"I Legati e le Dame si ritroveranno a partire dalle 9:15 nei pressi della Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi. Il corteo, alla testa del quale sarà il Capitano Generale della Lega del Chianti, il B.ne Giovanni Ricasoli-Firidolfi, affiancato dalle alte cariche della Lega del Chianti con le insegne dell'antica Istituzione, marcerà alle 10,15 alla volta della storica Basilica [.] Dopo la Santa Messa Pontificale presieduta dall'Arcivescovo di Siena, SER Mons. Antonio Buoncristiani e concelebrata dal Vescovo di Fiesole, SER Mons. Luciano Giovannetti, e dal Vescovo Ausiliare di Firenze, SER Mons. Claudio Maniago (attuale Correttore della Lega del Chianti), oltre a tanti altri Rev.ssimi Legati Ecclesiastici, come da tradizione, seguirà la Solenne Cerimonia con la quale il Capitano Generale nominerà le nuove Dame e i nuovi Legati che nel corso del 2008 sono stati ammessi a far parte della Lega del Chianti.Si tratta di un momento molto suggestivo, ossequiato e perpetrato con le stesse ritualità da secoli, in cui la storia sembra non avere più tempo: al termine di una promessa di impegno e amore per la "Terra del Chianti", i suoi tesori naturalistici, architettonici, culturali ed enogastronomici, recitata dagli Investendi, il Capitano Generale, con un simbolico triplice colpo di maglio sulle spalle, proclama i nuovi eletti. Saranno invece insigniti a Legati Ecclesiastici della Lega del Chianti, il Rev.do Monsignor Carlo Corazzesi, Proposto della Pieve di Santa Maria Assunta a Stia (Casentino), e il Priore della Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi in Siena, Rev.do Padre Antonio Pacini.Il Capitolo seguirà poi con la conferma della cariche amministrative di Capitani, e con i passaggi di grado di alcuni Commissari a Capitano di Terziere o Piviere, oltre a ciò verranno insigniti col grado di "Alfiere", il Maestro di Cappella ed Organista titolare della Cattedrale di Fiesole, M° Michele Manganelli, e la Dama d'Opera produttrice Marie-Sylvie Haniez "  [2]

   

I L    G I U R A M E N T O :

" Prometto di dare un senso religioso alla mia vita,

di mantenermi vicino alla natura,

di proteggere e valorizzare la 'Terra del Chianti'

nel rispetto dell'Uomo e del Creato,

di guardarmi intorno con ottimismo e con amore

e di compiere azioni che la mia coscienza giudichi
come un atto di amore per il mio prossimo."

 

  

L'Investitura di Massimo Conti Donzelli a Legato d'Onore per il Piviere di Firenze (nella foto sopra, a destra)   (sotto a sinistra, con gli occhiali) nella foto ricordo sulla scalinata della basilica

      

Il Capitano Generale della Lega del Chianti, il Barone Giovanni Ricasoli-Firidolfi, affiancato dalle alte cariche della Lega del Chianti con le insegne dell'antica Istituzione

 

IL MITO DEL SIMBOLO DEL GALLO NERO  [1]

"Una leggenda, ambientata agli inizi del XIII secolo, narra l'origine del fortunato simbolo. Racconta che Siena e Firenze, per stabilire i confini dei rispettivi possedimenti senza spargimento di sangue, avessero deciso di lasciare alla destrezza di due cavalieri la ripartizione delle terre. Al cantar del gallo, due abili paladini sarebbero partiti a galoppo dalle rispettive città e si sarebbero fermati solo quando l'uno avesse incontrato l'altro. Ciascuna città sarebbe diventata proprietaria delle terre attraversate dal proprio cavaliere. I Fiorentini, per svegliare prima il proprio soldato, si servirono di un galletto nero tenuto il giorno precedente a digiuno. Affamato, il galletto cantò prima del levar del sole e permise al destriero fiorentino di galoppare fino a conquistare quasi tutto il territorio chiantigiano."

In una via di Castellina in Chianti: il "gallo nero" anche nel simbolo del Consorzio del Chianti Classico 


 

  

 

 

   L'ultimo dossier del "Centro Studi Storici Chiantigiani"

 

  SAN DONATO, dove sono le reliquie?

 

   Giallo culturale appassionante,  fra Chianti  e Arezzo

 

 

L'ultimo dossier del Centro di Studi Storici Chiantigiani, che ha sede nel prestigioso e storico Vignale di Radda in Chianti, parla anche del restauro che sta salvando la chiesa di San Donato in Perano e molte opere d'arte che vi sono custodite. Di riflesso, parla anche dei furti quando era in stato d'abbandono. C'è poi questo autentico giallo culturale con Arezzo, città del resto vicina la cui Cattedrale è parimenti dedicata a San Donato. In entrambe si trovano le reliquie. Quale delle due è la prima San Donato ?

I dettagli

 

 

Il restauro in corso dell'antichissima chiesa di San Donato in Perano consente di salvare un patrimonio di inestimabile valore, purtroppo in passato soggetto a furti, negli anni cui la grande villa ha sofferto di uno stato di semiabbandono, a seguito di vari passaggi di proprietà dopo esser stata ceduta dai proprietari originari, la nobile casata fiorentina degli Strozzi, negli ultimi decenni del secolo scorso. 

 

Si evince anche questo dal dossier di Francesca Marchetti e Donatella Tognaccini dal titolo: "San Donato in Perano", del periodico "Il Chianti, Storia Arte Cultura Territorio" a cura del Centro di Studi Storici Chiantigiani (Polistampa).

 

Il dossier è di recente pubblicazione. Il tempio, di origine paleocristiana, è inserito nel castello di Perano. Maniero sulla collina di 570 metri sul mare sopra Gaiole in Chianti di origine etrusca (toponimo Peras; trovati reperti archeologici), e con importante vita in epoca romana. Oggi ha l'aspetto di villa e chiesa del XVII secolo secondo lo stile conferito dagli Strozzi.

 

Purtroppo, prima dei restauri, parte del corredo è andata perduta. Ad esempio una campana medioevale, del 1305. Fino a qualche anno fa - si legge nel dossier - era presente una campana di bronzo, del XIV secolo, posta sul campanile a vela della villa. Recava l'iscrizione MAGIUS DE SENIS ME ACCIM A.D. MXXXV. Poi: sull'altare si trovava un dipinto raffigurante il Martirio di San Donato, vescovo di Arezzo, XVII secolo, esistente nel 1673, asportato da ignoti e ridotto in frammenti. L'opera è stata ricostruita in parte coi frammenti recuperati.

 

Ancora: risulta disperso un piccolo tabernacolo ligneo con l'immagine di Cristo portacroce. Si stanno però salvando numerose altre opere: reliquiari, statuette, affreschi come il Cristo in Pietà (XVIII secolo), sculture, l'altare monumentale, arredi antichi. Il restauro, condotto dalla società proprietaria del castello in seguito all'approvazione di tutti gli atti necessari da parte del Comune di Gaiole in Chianti, consentirà nei prossimi mesi di tornare a visitare la chiesa e parte del maniero. 

Intanto, il restauro ha permesso di scoprire in chiesa una copia originale manoscritta antica che indica il contenuto dei reliquiari, anche questi riemersi definitivamente, contenenti i sacri resti di San Donato (vescovo di Arezzo) e di Sant'Antimo. Il dossier del Centro di Studi Storici Chiantigiani apre a questo punto, e lo definisce proprio così, un affascinante giallo culturale.

 

San Donato è anche il patrono di Arezzo. Suoi resti sono conservati nella Cattedrale della città. La presenza delle reliquie del santo (cranio ed ossa), poste in un'urna sull'altare (si sta parlando della chiesa di Gaiole) è però inconciliabile con la conservazione del corpo e della testa di San Donato, rispettivamente nella Cattedrale e nella Pieve di Santa Maria ad Arezzo, si scrive nel dossier.

A rendere più fitto il mistero è stato il rinvenimento, all'interno dell'intelaiatura lignea della nicchia dell'altare di San Donato in Perano, di una cassetta contenente i documenti relativi alle reliquie conservate nella chiesa. Secondo i due documenti - prosegue il dossier - le reliquie furono estratte, per mandato papale, dal cimitero di San Callisto a Roma.

 

Il rapporto del Centro Studi Storici Chiantigiani fa preciso riferimento anche allo studioso di agiografia aretina Pierluigi Licciardello, per il quale le reliquie conservate a Perano non possono appartenere al santo che fu vescovo di Arezzo.

 

Il giallo, con tutto ciò, resta aperto...

 


 

 


 

 

 

  

   Il Chianti delle abbazie

 

 

 

 

 

 

 

 

Un Chianti sconosciuto. O almeno: poco conosciuto. E' quello dei monasteri e delle abbazie. Di officiate dagli ordini, ne restano poche. E' comunque una scoperta, affascinante: ci introduce "Clante", Centro di Studi Storici Chiantigiani, con il dossier "Il Monachesimo medievale nel Chianti":

 

 

"Nessuno dei grandi ordini monastici che si trovano nel territorio chiantigiano è nato in esso. E' un soffio che proviene dal di fuori. I due più presenti sono tuttavia sorti ai suoi confini: il Vallombrosano e il Camaldolese, ed anche la presenza meno folta dei Francescani e dei Serviti non è troppo lontana nelle origini. I Vallombrosani si stabiliscono nelle abbazie di Passignano, ove riposa addirittura la salma del fondatore, San Giovanni Gualberto (nato nel vicino castello di Petroio, ndr), di Coltibuono, di Montescalari e, col ramo femminile, nel monastero di Cavriglia. I Camaldolesi nelle abbazie di Montemuro e di Monistero d'Ombrone. I Francescani a San Casciano, a Greve, a Radda e al Borghetto di Tavarnelle. I Serviti all'Eremo della Nunziatina e, solo recentemente, alle Stinche di Panzano".

 

 

Monasteri femminili - prosegue - si trovavano a San Martino di Panzano, a Santa Maria in Colle (la Badiola), a San Giusto alle Monache (Rentennano).

 

La vita monastica in Chianti è ben documentata a partire dall'XI secolo, col diffondersi dell'ordine Vallombrosano. Di Passignano e Badia Berardenga si hanno notizie però già dal IX secolo. Alcune di queste strutture, conservano ancora i caratteri del romanico, come osserva la ricerca del centro "Clante". Ci sono state poi trasformazioni rilevanti nei secoli XVI, XVII e XIX.

 

 

Senza la pretesa di essere esaustivi, si possono tracciare due itinerari nord-sud, ovverosia Firenze-Siena, alla scoperta dei principali monasteri e delle abbazie più importanti che hanno segnato la storia del Chianti.


 

Itinerario 1: le abbazie nel Chianti occidentale

 

Subito fuori Firenze, questo particolare "universo" chiantigiano è introdotto dalla Certosa del Galluzzo* , ricca di opere d'arte e con quell'autentico gioiello rappresentato dalla sala col vasto ciclo di opere del Pontormo*.

 

Lungo la strada regionale 2 Cassia, SAN CASCIANO VAL DI PESA è uno degli epicentri del monachesimo medioevale in Chianti, come ben documentato dal dossier del centro "Clante"; vi si trovano l'ex Chiostro delle Benedettine (entro le mura del Castel Ducale di Gualtieri di Brienne) con la chiesa di Santa Maria del Gesù (XV secolo) che ospita (museo d'arte sacra) celebri opere quali la Madonna col Bambino* di Ambrogio Lorenzetti, e le Storie di San Michele* di Coppo di Marcovaldo (maestro di Cimabue). Entrambe queste opere provengono dalla chiesa di Sant'Angiolo a Vico l'Abate, bel tempio gotico-rinascimentale restaurato di recente, che si trova vicino Mercatale.

Del vicino Convento dei Domenicani, rimane invece la trecentesca, bellissima chiesa di Santa Maria al Prato, con la raccolta della Misericordia (Crocifisso* di Simone Martini, pergamo marmoreo* di Giovanni di Balduccio, trittico* di Ugolino di Neri, XIV secolo).

Fuori le mura, si trova il grande Monastero della Croce, oggi delle Clarisse (XV secolo), restaurato di recente: ospita una bella tavola (Madonna che allatta il Bambino) della scuola del Botticelli.

 

Da San Casciano si raggiunge MERCATALE : poco prima di lasciare l'area urbana sancascianese, sulla sinistra si trova il Convento dei Cappuccini, ancora oggi officiato dai padri Cappuccini (pregevole terracotta robbiana* e pale d'altare del XVII secolo).

 

Si procede poi oltre Mercatale, verso PANZANO - in quota, sulla bella strada panoramica che percorre il crinale, una deviazione a destra consente di raggiungere la bella Abbazia di Passignano.

 

 

Badia a Passignano, il borgo e l'Abbazia   [1]

 

 

Merita però procedere ancora qualche chilometro verso Panzano e di nuovo a destra si trova la chiesa di San Martino in Cecione, resto di un'antica abbazia. Da qui si torna dunque all'Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano*, dove ancora oggi si trovano monaci Vallombrosani.

L'abbazia è fortificata: custodisce il ciclo di affreschi del Passignano, il Cenacolo* del Ghirlandaio, la statua romanica di San Michele Arcangelo. Il borgo è molto suggestivo: possibile la visita della chiesa parrocchiale di San Biagio, con un ciclo di affreschi trecenteschi.

 

Da Passignano si torna sulla Cassia e da qui si sale a TAVARNELLE VAL DI PESA, dove si trova l'ampia chiesa trecentesca, francescana, di Santa Lucia al Borghetto (affreschi del Trecento).

 

Da Tavarnelle, si attraversano i Monti di Castellina con la strada provinciale di San Donato: oltre Castellina, verso Siena (strada statale 222 Chiantigiana), si trova sulla sinistra la deviazione che consente di raggiungere la Badiola, ciò che resta oggi di un'antica abbazia citata nel dossier di "Clante". La chiesa conserva intatti i caratteri romanici.

 

Arrivando a SIENA , poco prima della città una lunga deviazione a sinistra consente di raggiungere la bella Certosa di Pontignano, oggi sede di importanti convegni e studi.

 


 

Itinerario 2: le abbazie nel Chianti Orientale    

 

 

Il Chianti orientale, a parte l'esperienza di Passignano, è quello più vicino all'Appennino. Ed ha i caratteri dell'Appennino, sede storica di importanti abbazie. E' qui dove forse si avverte di più la presenza del monachesimo.

 

 

Con la statale 222 Chiantigiana, lasciata Firenze, ci si porta a STRADA IN CHIANTI . Da qui si deve deviare a sinistra sulla provinciale della Panca, che si inoltra nella selvaggia e bella valle di Cintoia. Ci si addentra nei Monti del Chianti, e poco prima del valico della Panca, una stradina a sinistra porta sulla cima boscosa, a quasi 800 m. slm, di Monte Scalari. Qui si trova, solitaria, l'omonima abbazia. Al centro da anni di discussioni per un problematico recupero. All'arrivo è subito impressionante l'imponenza della facciata del monastero, ricostruito nel XVI secolo.

 

 

Dalla Panca, si raggiunge la strada Greve-Figline. A destra, valicando il Passo del Sugame (535 m. slm), si raggiunge il centro di GREVE IN CHIANTI  dove si trova il Convento di San Francesco, oggi sede di un interessante museo*.

 

 

il mercato primaverile dei fiori

LA PIAZZA MATTEOTTI DI GREVE IN CHIANTI     [1]

i famosi portici e la statua a Giovanni da Verrazzano

 

 

 

A sinistra invece si segue per pochi chilometri la strada per Figline, oltre passando Dudda. Dopo questo suggestivo paesino, si prende a destra la strada che sale verso Lucolena e Torsoli. Si è di nuovo in ambiente montano. Prima di Torsoli, a destra sale la stradina per raggiungere la vetta del Monte San Michele* , 892 m. slm, il tetto del Chianti : vi si trova una chiesetta ricostruita nel XIX secolo, esito di un antico insediamento monastico (resti di affreschi).

 

 

Proseguendo invece sulla strada principale dopo Torsoli, si incontra, a 704 m. slm, tra gli abeti e all'ombra della mole del San Michele, il borgo medioevale di Badia a Montemuro. Costola appenninica in Chianti, il borgo racchiude come a volerla proteggere l'antica chiesetta, unico resto assieme all'imponente, isolato transetto romanico, di quella che era un'importante abbazia camaldolese. L'ambiente è di eccezionale interesse.

 

 

Da Badia a Montemuro, si prosegue in quota sino al passo di Montemuro, da qui si piega a destra in ripidissima discesa verso la testata della Val di Pesa. Giunti nel fondovalle, si risale a RADDA IN CHIANTI (Comune "Bandiera Arancione"). La strada approda a Villa, da dove è possibile, con una lunga deviazione verso Lucarelli e Panzano, raggiungere il suggestivo Eremo sul monte delle Stinche (a 600 m. slm).A Radda, merita una visita il quattrocentesco Convento francescano di Santa Maria al Prato, che ospiterà (dal 2008) la raccolta d'arte sacra. Se ne sta occupando la Fondazione di Tutela del Territorio del Chianti Classico. Vi sarà possibile ammirare anche la Madonna dei Pellegrini*, opera giovanile di Simone Martini un tempo nella vicina pieve di Vertine ed oggi custodita a Siena.

 

 

Da Radda, si riprende la strada per Montevarchi sino a raggiungere il valico di Coltibuono.

 

 

 

Badia a Coltibuono, l'Abbazia   [2]

 

 

A destra, una stradina di due km. raggiunge la magnifica Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono* , ad oltre 600 m. slm, incastonata in una conca verde proprio sotto il crinale dei Monti del Chianti. Davanti, si estende il Valdarno, con l'ampia muraglia del Pratomagno.

Di grande effetto scenografico l'abside* romanica, sormontata dalla cupola con la curiosa forma a pagoda (originale) e dalla massiccia torre campanaria. L'interno è stato riportato alle forme originali, e rispetta in buona parte il primitivo carattere romanico dell'XI secolo.

 

             

L'Abbazia di San Salvatore alla Berardenga, vista da due diverse prospettive   [2]

 

 

Da Coltibuono merita scendere a GAIOLE IN CHIANTI, e da qui, passando per il Castello di Brolio, raggiungere CASTELNUOVO BERARDENGA (Comune "Bandiera Arancione"): nelle vicinanze è possibile la visita alla bellissima Abbazia di San Salvatore, che conserva evidenti caratteri degli stili romanico pisano e lombardo. Poco distante, oggi rinomata fattoria, si trova anche il Monastero d'Ombrone.

 

 

Da qui, con strade provinciali che passano da borghi ad alta suggestione come San Gusmè, è possibile raggiungere SIENA

 

 

 [1]  foto Gianni Mecocci       [2] foto Andrea Ciappi


 

 

In questa maniera si visitano i luoghi citati nel dossier del centro "Clante": per ogni itinerario, comprese le deviazioni, è bene mettere in conto per il solo tragitto di andata, da Firenze, un centinaio di chilometri.

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI, PROGRAMMI ED ITINERARI IN CHIANTI:     andreaciappi@libero.it


 


 

 

 

 

  IL PARCO SCULTURE DEL CHIANTI

 

A cura di Gianni Mecocci, con la cortese collaborazione di Bianca Schumann. Immagini dall'archivio fotografico di Solart Gallery ©

 

 Il Parco è situato nel territorio di Castelnuovo Berardenga, Comune "Bandiera arancione" TCI 

 

 

Già nell'Ottocento le prime avanguardie dell'aristocrazia inglese gettarono le basi per una presenza sempre più diffusa nelle terre più suggestive della Toscana, stanziandosi in prevalenza sui colli che fanno da corona a Firenze, nelle zone comprese fra Volterra e San Gimignano e, soprattutto, nel cuore del Chianti. Al loro seguito vennero poi artisti da ogni parte del mondo che, suggestionati dal fascino particolare delle nostre contrade, qui hanno trovato ispirazione per creare opere famose e dei quali è rimasta stabile testimonianza in ville, musei, parchi e giardini.

 

Nel tempo si è venuta così a creare una rete diffusa di opere d'arte contemporanea all'aria aperta: dal Giardino dei Tarocchi a Caparbio, a quello di Spoerri sull'Amiata,  a quello di Bolano all'isola d'Elba, alle "Forme nel verde" presenti negli Horti Leonini di S. Quirico D'Orcia. O, per restare nel Chianti, quei piccoli gioielli di istallazioni contemporanee nella tenuta di Ama.

 

 

[1]

 

Ma per numero di artisti, varietà dei temi e dei materiali impiegati si distingue fra tutti il Parco Sculture del Chianti ubicato nelle terre della Berardenga [sopra], a una quindicina di chilometri da Siena. Il contesto in cui le opere sono inserite è tipico delle nostre terre, un bel bosco prevalentemente a querce; ma quella zona del senese, possiede un quid particolare di luce, armonia, sapiente antropizzazione del territorio che determina un ambiente naturale unico al mondo. Il più adeguato ad ospitare l'arte contemporanea nelle sue mutevoli espressioni.

 

 

Ci fa da guida al Parco Bianca Schumann, anche lei, come tanti altri, europea per nascita e toscana per scelta.

 

 

"Il Parco Sculture del Chianti - Dove arte e natura si incontrano

 

Nel cuore del Chianti senese, conosciuto per il suo paesaggio incantatore e i borghi antichi, un incontaminato bosco di querce, lecci e castagni fa da cornice per un' attrazione particolare: una mostra permanente di installazioni e sculture contemporanee di artisti di tutto il mondo.

 

Il Parco e la sua storia

 

A dar vita a questo progetto sono stati Piero e Rosalba Giadrossi, già da anni appassionati d'arte contemporanea e proprietari di una galleria. Hanno dedicato al parco 7 ettari del loro bosco, recintato in quanto ospitava prima un allevamento di cinghiali. Durante cinque anni di lavoro è stato tracciato un sentiero e sono stati invitati artisti di oltre 20 paesi [2] dei cinque continenti a studiare la natura per poi creare le proprie opere integrandole nell'ambiente circostante.

Dalla sua inaugurazione nel Maggio 2004 il Parco è aperto al pubblico ed è oggi considerato tra i 5-6 parchi più belli d'Europa.

 

Lungo un circuito di ca. 1 km il visitatore trova 26 installazioni e sculture che lo mettono in contatto con culture e stili diversi. I materiali utilizzati sono i più disparati, vanno dal bronzo al ferro, dal granito al marmo, dal vetro al neon ecc. La natura, la luce, le stagioni danno sempre nuovi aspetti alle sculture come è tipico per l'arte ambientale. Così il Parco Sculture del Chianti è diventato un buon esempio della diversità e della vitalità dell' arte contemporanea nel mondo.

 

LE OPERE

 

 

Tra le varie opere si può menzionare "Energy" del greco Costas Varotsos, una scultura imponente costituita da 15 tonnellate di vetro e un'anima d'acciaio da una tonnellata.

 

 

 

Il "Labirinto" dell'inglese Jeff Saward inserito nel 2007 fa parte delle installazioni interattive, si può percorrerne tutto il tracciato interno di 80 metri. E' la copia contemporanea di un labirinto inciso su roccia trovato a Naquane in Valcamonica.

 

 

 

 

"L'Arcobaleno" di Federica Marangoni, Italia genera un arco di luce spettacolarmente colorato, in contrasto con i colori del bosco.

 

 

 

Il francese Nicolas Bertoux lancia con "Coin de Bois Blanc" una sfida alla percezione umana: tronchi di marmo di Carrara esposti in un angolo attorno il quale gira il percorso, segnalando un piano virtuale che risulta sfuggente all'occhio umano.

 

 

 

"Il Salto della Cavallina" di Dominic Benhura, uno degli esponenti più conosciuti dell'arte della tribù africana degli Shona; realizzato in granito nero, presenta un gioco praticato dai bambini di tutto il mondo."

 

 

 

 N O T E

 

[1] Le foto delle terre della Berardenga sono di Gianni Mecocci

 

[2] Già al momento della inaugurazione del Parco erano presenti opere di artisti provenienti da 18 paesi: Argentina, Australia, Colombia, Corea del Sud, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Indonesia, India, Inghilterra, Italia, Olanda, Svizzera, Turchia, USA e Zimbabwe.

A pochi metri dal Parco, presso la vecchia Fornace di Pievasciata, sono inoltre presenti le tre installazioni Omaggio a Brancusi di Benbow Bullock, Xaris di Adriano Visintin e The Milk Factory di Vincent Leow, opera che rappresenta una mandria di mucche in fibra di vetro vivacemente colorate: un'ironica polemica contro la mancanza di rispetto verso gli animali e la clonazione.

 

 

 COME ARRIVARE AL PARCO  

Autostrada A1 provenienza Bologna: uscita Firenze Certosa.
Superstrada per Siena (SS 222): uscita Siena Nord. Da Siena Nord prendere a sinistra per Castellina in Chianti e dopo un chilometro e mezzo circa a destra per Vagliagli. Dopo 8 km, girare a destra direzione Pievasciata, poi per una strada di campagna che conduce al Parco in 4 km.

Autostrada A1 provenienza Roma: uscita Valdichiana.
Raccordo autostradale Siena-Bettolle (E 45): all'uscita per Taverne d'Arbia, girare a destra verso Montaperti. Proseguire per strade provinciali in direzione di Pianella e poi di Pievasciata. Da lì una strada di campagna conduce al Parco in 4 km.


 

PER SAPERNE DI PIU' sul Parco e per il percorso virtuale fra le opere d'arte: www.chiantisculpturepark.it

PER ALTRI ITINERARI NEL CHIANTI vd. anche: 'Itinerari turistici' > 'Il territorio senese' e 'Itinerari tematici' > 'Escursioni, per colli e per monti'

 


 

   DAL VALDARNO ALLE TERRE DELLA BERARDENGA ATTRAVERSO L’ALTO CHIANTI. Guidati dal navigatore GPS.

 

Testi e foto a cura di Gianni Mecocci, Console Regionale TCI

 

Noi del Touring a Castelnuovo Berardenga ci torniamo spesso e volentieri. Già di per sé i territori della Berardenga e le limitrofe Crete senesi sono fra i più belli del mondo e, quindi, ogni occasione per andarci è buona. In più, a Castelnuovo, la dinamica Amministrazione comunale guidata da Roberto Bozzi ha intelligentemente trovato il modo di ampliare a stagione turistica a tutto l’anno, grazie ad un ricco e variegato programma di eventi culturali e turistici intonati ad ogni stagione.

 

  

Villa Chigi, sede abituale degli incontri culturali a Castelnuovo Berardenga

 

Sabato 14 marzo 2009 l’occasione per tornarci è stata addirittura triplice:

- l’incontro con il celebre scrittore Marco Vichi, introdotto dalla scrittrice e sociologa Sara Bardini, nell’ambito della manifestazione “Leggere leggeri” che abbina la presentazione di libri alla degustazione di vini del Chianti Classico;

- la degustazione, appunto, di apprezzabili vini rossi e bianchi prodotti artigianalmente da un’antica famiglia di vignaioli in una azienda agricola di Vagliagli, proposti con grazia e competenza da Valeria Losi;

- la presentazione del catalogo 2009 di “Domenica in Chianti”, programma di visite guidate alla scoperta del territorio chiantigiano della Berardenga, organizzate già da anni dall’Ufficio Turistico del Comune in collaborazione con APT Siena (e in alcuni casi anche con i Consoli TCI di zona) che abbracciano un arco temporale compreso fra il 26 aprile e l’1 novembre con ben 18 itinerari di visita.

Sara Bardini, Marco Vichi, Roberto Bozzi durante la presentazione del libro "Donne donne"

 

Dall’area fiorentina, i percorsi abituali per arrivare a Castelnuovo sono due: la Firenze-Siena e poi la rinnovata E 78 Siena-Bettolle; oppure l’A 1 fino al casello di Valdarno e, successivamente, la bella e pianeggiante strada della Val d’Ambra (SR 540) che si imbocca a Bucine. Due settimane prima, in occasione della presenza a Castelnuovo per l’incontro con lo scrittore Enrico Vaime, chi scrive decise di lasciar decidere il percorso di ritorno al navigatore satellitare, per la curiosità di sapere quale dei due avrebbe scelto. Nessuno dei due: il software del GPS ci indirizzò su per l’alto Chianti attraverso  S. Gusmé e Monteluco. La notte ormai fonda non permise di veder molto, ma l’incontro in rapida successione con un’istrice gigante e poi una volpe, sbucate sulla strada da una folta foresta di abeti, ci convinsero a tornare alla prima occasione su questo interessante itinerario, mai percorso prima.

Ecco dunque la proposta dell’ondulato itinerario di 70 km. - e le opportunità di sosta - da Firenze a Castelnuovo Berardenga attraverso i monti del Chianti.

Usciti dall’A 1 al casello di Valdarno, si aggira Montevarchi tenendosi accosti alla linea ferroviaria Firenze-Arezzo per poi seguire le indicazioni verso Mercatale Valdarno, sull’antico percorso della via Cassia (merita una visita la cittadella fortificata con l’antica torre di S. Biagio).

 

Da lì si prosegue per strade provinciali  in direzione di Nusenna [nella foto], nome di chiara origine etrusca cui oggi corrisponde un piccolo e quieto borgo su un altopiano che consente ampie vedute sull’alto Chianti da un lato e sulla valle dell’Arno dall’altro; vi si arriva con una strada a frequenti tornanti che porta in pochi chilometri a quasi 600 metri d’altezza, fra bei boschi a castagni.

Da Nusenna la tappa successiva di 8 km. è verso il valico di Monteluco da cui si scollina verso la Berardenga. Qui siamo in pieno ambiente alpestre fra abetaie secolari che certo ci si aspetta, ad esempio, sulla montagna pistoiese o nella foresta di Vallombrosa, ma non nel Chianti, che l’iconografia classica vuole ricoperto solo di querce e vigneti.

  

Il valico di Monteluco, a 690 mt s.l.m., è dominato da imponenti ripetitori e vi si trova solo un punto di ristoro (buona cucina casalinga a modico prezzo). Può costituire un.. campo base per due piacevoli escursioni, su strade bianche, a due interessanti borghi distanti entrambi circa 4 km.:

 

- il Castello di Starda, caratteristico borgo fortificato sul versante di Gaiole in Chianti, costruito intorno all’anno Mille dai Conti Guidi ed oggi trasformato in accogliente ed attrezzato resort;

- il borgo di Montefienali [nella foto] sul versante della Berardenga, risalente al XIII sec. e già di proprietà della nobile famiglia fiorentina degli Albizzi; in totale abbandono per decenni, è stato completamente restaurato agli inizi degli anni Duemila.

 

 

 

Scendendo poi verso Castelnuovo, poco dopo il bivio che conduce a Montefienali si incontra quello per Linari (ad 1 km.), in magnifica posizione panoramica, i cui lavori di ristrutturazione sono in corso adesso.

 

 

 

Ed infine, gli ultimi chilometri in discesa per una scorrevole e panoramica strada diretta a S. Gusmè ci introducono ai grandiosi scenari della Berardenga, punteggiati di casolari, vigneti, cipressi ed alberi da frutto.

Panoramica su S. Gusmè, come si presenta al viaggiatore dalla SP 71/bis di Monteluco

 

S. Gusmè - a 6 km. da Castelnuovo - è una tappa di sosta obbligata. Antico, soleggiato e panoramicissimo borgo fortificato prende il nome da una vicina chiesa dedicata in epoca carolingia a S. Cosma; nella sua configurazione attuale risale al XIV secolo. Meritano una visita la chiesa parrocchiale denominata Pieve di S. Cosma e Damiano ed un’altra chiesa anch’essa risalente al XIV sec., la Compagnia della SS. Annunziata. Ma, va detto, più che per le attrattive monumentali S. Gusmè è apprezzato in egual misura da Senesi e Fiorentini - che lo affollano nei fine settimana - per i ristoranti e le osterie che punteggiano le strette viuzze del borgo, offrendo appetitosi menù che, per una volta, mettono d’accordo tutti.

 

 Lasciata S. Gusmè, la bella strada che scivola sinuosa fra dolci colline sapientemente coltivate conduce in pochi minuti al capoluogo delle Terre della Berardenga.

Panoramica su Castelnuovo, come si presenta al viaggiatore dalla SP 71/bis di Monteluco

 

 Castelnuovo  (Comune “Bandiera arancione” TCI) ci accoglie con il Museo del Paesaggio, la monumentale Villa Chigi ed i suoi giardini, la Prepositura, le chiese e i palazzi, la “virtuosa” – perché piazza ecosostenibile – piazza Marconi, le case dai muri dipinti, le enoteche ed i negozi di ghiottonerie alimentari. E, ovviamente, il suo ricco cartellone culturale.

Due suggestive viste notturne di Castelnuovo

  

Un vicolo del borgo                       Piazza Marconi e la sua illuminazione ecosostenibile

 

 

PER SAPERNE DI PIU’SU CASTELNUOVO BERARDENGA: Su “Vie della Toscana” se ne parla anche in:

- ‘Rubriche’ > ‘Toscana ecosostenibile’  per la descrizione degli interventi in piazza Marconi  [VAI...]

- ‘Itinerari turistici Touring’ > ‘Il territorio senese’     [VAI...]

- ‘Il Premio Touring’ per l'ed. 2007 dedicata agli alberi monumentali     [VAI...]

 

I caratteristici muri dipinti che decorano alcune case del borgo antico

 


E ancora sul Chianti senese...

 

 

 

 

 TRAILER  DEL CHIANTI - FRA CASTELLINA, RADDA E GAIOLE - SI PARLA ANCHE NEGLI ITINERARI TEMATICI ISPIRATI DAI LUOGHI DEL CINEMA IN TOSCANA:

vd. in 'Toscana, si gira!'   [VAI...]

Il Console Andrea Ciappi, "il nostro uomo nel Chianti", ci fa ripercorrere gli itinerari del protagonista del libro e del film "Con gli occhi chiusi", fatti oggetto di una specifica visita guidata (aprile 2008). Con buon successo di pubblico: i Soci Touring.  [Locandina: dal web]

 

 

 

 
 
Iniziativa finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
 
 
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