Sito ottimizzato per la risoluzione 1024 X 768
Link alla homepage del sito www.touringclub.it
Link alla home page di www.toscana.touringclub.it pisa - scorcio su piazzadei miracoli dall'alto della torre pendente
 
rubriche_ricette

 

Da leccarsi i diti!     Ricette toscane "alla maniera di una volta"

a cura di Gianni Mecocci - Console Regionale TCI

 Annibale Carracci, il mangiatore di fagioli (particolare)

"Il costume di sobrietà, che è la caratteristica delle popolazioni toscane, ha il suo immediato e fedele riflesso nella semplicità delle usanze gastronomiche. Sobrietà non vuol significare parsimonia o penuria, ma consumo intelligente e commisurato ai bisogni, ad esclusione dello spreco e della gozzoviglia; semplicità vuol dire predilezione della mensa estranea a pretese di fasto, ma che s'adorna di vivande sincere al sapore ed all'aspetto; nelle quali dunque le qualità fondamentali delle materie prime non sono travisate dall'artificio di complicate manipolazioni, bensì accuratamente mantenute ed anzi sviluppate. Non è forse questa semplicità un indizio sicuro di raffinatezza?" 

TOURING CLUB ITALIANO  - GUIDA GASTRONOMICA D'ITALIA -  1.A EDIZIONE - MILANO 1931


"Cucinato alla maniera di una volta".  Quante volte avete letto, o vi hanno detto, questa frase scorrendo il menù di una trattoria tipica toscana? Bene, qual è questa "maniera"? E di quale "volta" parliamo?

Noi del Touring Club, per stabilirlo, abbiamo il nostro "faro" che ci illumina la via:la Guida Gastronomica d'Italia del 1931, quella che citiamo sopra nell'incipit.  E' difficile da trovare, ma fortunatamente ne esiste anche una copia anastatica (cioè una riproduzione fotografica dell’originale) edita nel 2003, realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Italiana Buon Ricordo. Ad essa, dunque, ci affidiamo per sapere quali sono i "veri" piatti italiani di una volta e per apprenderne le "vere" ricette; quelle, per dirla in vernacolo, "da leccarsi i diti!".  

          Michelangelo Merisi    detto il Caravaggio (1571-1610)

Nella Guida, infatti, sono raccolte le ricette anche dei piatti tipici toscani, suddivisi per provincia di appartenenza. Il tutto curato con la meticolosità che da sempre caratterizza il Touring Club, sinonimo di garanzia ed autorevolezza. Noi vi presenteremo sia queste ricette catalogate nella guida, sia quelle di altre prelibatezze nostrane meritevoli di lode. Vi chiediamo solo di avere un po’ di pazienza, perché sarà un lungo lavoro. E d’altronde si sa, l’attesa fa venire… l’acquolina in bocca!

Dalle pagine della Guida del 1931 emerge anche un simpatico profilo dei toscani a tavola, capaci di unire il forte senso ironico, alle volte pungente e agrodolce, alla preparazione dei piatti tradizionali, come ad esempio il coniglio in dolce e forte. 

Ma lo spirito umoristico dei toscani ricorre anche in un aneddoto più recente, legato a quel famoso 4 novembre del 1966, quando l'Arno pensò bene di andare a fare una visitina al centro storico di Firenze, lasciando poi come souvenir migliaia e migliaia di tonnellate di fango misto a nafta (l’allora gasolio da riscaldamento). Fra i tanti appartamenti, fondi ed esercizi commerciali invasi da quella marea putrescente, vi era una di quelle piccole osterie a gestione familiare che usavano servire agli avventori il "piatto del giorno" che, in genere, era annunciato su una lavagna. Quel giorno, mentre tutti cercavano di ripulire e contenere i danni dell’alluvione, fuori da quest’osteria campeggiava un cartello improvvisato con su scritto, come piatto del giorno: “OGGI UMIDO”.*

 

 (*) nella cucina toscana con umido si intende una pietanza, prevalentemente  di carne bianca o di pesce, cotta in un sugo a base di pomodoro e olio; si differenzia da zona a zona per i diversi tipi di odori (erbe aromatiche) usati per insaporire i cibi.


NEL CORSO DEL 2008, I CONSOLI TOSCANI VI CONDURRANNO A GUSTARLE LA' DOVE DAVVERO CUCINANO "ALLA MANIERA DI UNA VOLTA". L'INIZIATIVA SARA’ SPERIMENTALE, SE INCONTRERA' GRADIMENTO, DIVERRA' RICORRENTE.

I primi appuntamenti:

- venerdì 9 maggio, a Lucignano (AR) per i caratteristici piatti aretini

- venerdì 4 luglio, a LUCCA per i prodotti tipici della Lucchesia

- venerdì 18 luglio, a PISA per i piatti tipici del territorio pisano


PROVINCIA DI AREZZO  (estratti dalla Guida Gastronomica d'Italia, 1931)

 

" [...] Nel Casentino sono rinomati i prosciutti fatti con i maiali della razza casentinese, affummicati con il legno di ginepro, di cui hanno assunto l'aroma, i formaggi pecorini di Bibbiena, le trote dell'Alto Arno, la cacciagione (lepri, starne). A Camaldoli i frati del convento preparano la Lagrima d'abeto [...]

Nel Valdarno sono prelibati gli ortaggi, le patate e i sedani settembrini [...]  I polli, a mantello completamento nero, a zampe nude e di colore scuro, della Razza Valdarno [...]  apprezzati sono pure quelli bianchi a cresta rossa di Figline [...]  L'Arno dà abbondante pesca di barbi, lucci, carpe e lasche; come nella Ciuffenna sono eccellenti le trote. Dalla montagna di Loro vengono squisite ricotte, e in tutto il Valdarno si fanno le cosidette crete, formaggetti di latte di pecora [...]  ed i raveggioli, pure di latte di pecora. Specialità valdarnesi sono il cosidetto sanbudello, salsiccia d'interiora di maiale, con erbe aromatiche e pepe, ed il salamino del Valdarno [...]

A Sansepolcro sono di rinomanza ormai secolare le paste alimentari di fabbricazione locale [...]

                          Cristoforo Munari (1667-1720)

Alcuni piatti tipici che meritano d'essere segnalati:

Pappardelle all'aretina - Lasagne asciutte condite con sugo d'anitra cotta in casseruola, burro e formaggio.

Sedani alla rinfusa - Sedani scottati poi cotti in umido.

Rocchi di sedano - Sedani lessati, sfilati poi ridotti in polpette che vengono indorate e fritte e quindi passate, in sugo di carne, in tegame.

Fagioli all'aretina - Fagioli dall'occhio "in erba", cotti al tegame con olio, sale, pepe, aglio e sugo di pomodoro crudo.

Fagioli cotti al fiasco - Fagioli cucinati al forno con salvia, olio, sale, pepe e pomodoro.

Carciofi ripieni all'aretina - Carciofi cotti in teglia con un ripieno di carne, prosciutto, pezzi di carciofi, cipolla, mollica di pane, prezzemolo, funghi secchi, formaggio grattugiato e spezie.

Arrosto d'agnello all'aretina - Quarto o cosciotto d'agnello, marinato per qualche ora in olio, sale, pepe e aceto, steccato di rosmarino e cotto allo spiedo.

Pollo grillettato all'aretina - Pollastrelli tagliati a pezzi, rosolati in olio e cipolla, bagnati di vin bianco, cotti in tegame con brodo, piselli e riso.

Anguille all'aretina - Rocchi d'anguilla cucinati allo spiedo, alternati con foglie di salvia e crostini (così come si fa per i tordi e le allodole).

Fegatelli di maiale alla valdarnese - I fegatelli sono cotti allo spiedo alternati con pezzi di carne d'agnello di latte, ovvero con tordi e allodole.

Fegatelli di maiale in conserva - Fegatelli arrostiti allo spiedo o alla griglia, e conservati nello strutto, oppure sott'olio, entro vasi. Si riscaldano al momento dell'uso.

Chiocciole alla salsa  - Chiocciole cucinate con salsa d'olio, aglio, prezzemolo ed altre erbe aromatiche, peperone, conserva di pomodoro e lardo: è piatto molto in uso nel Valdarno ove abbondano le chiocciole.

                       Felice Boselli (1650-1732)


PROVINCIA DI LIVORNO    (estratti dalla Guida Gastronomica d'Italia, 1931)

 

"Il litorale è celebrato per l'abbondanza dei pesci e dei frutti di mare che si pescano lungo le sue scogliere; fra essi sono ricercatissime le triglie "di scoglio", ed i dentici [...] Una specialità sono le cieche, cioè le anguille appena uscite dallo stato larvale, piccolissime, serpentiformi, trasparenti, munite di due grandi occhi ad onta del nome; questo è loro dato per la grande facilità - la "cecità" - con cui cadono nelle più elementari insidie della pesca, quasi non ci vedessero [...]

Alla squisitezza della pescagione si deve, oltrechè al modo di confezione, la rinomanza di alcune pietanze, quali le triglie ed il cacciucco "alla livornese" (vd. oltre).

Dalle campagne giungono a Livorno ottimi ortaggi - come i gustosi carciofi di Antignano [...] le fave di Salviano, i cavoli neri e i talli, o foglie di rapa [...] Buona caccia da pelo e da penna dalle macchie della provincia [...] Prende nome da Livorno la razza delle galline Leghorn, perché partite da quel porto e trapiantate negli Stati Uniti [...]

                                       Carlo Magini (1720-1806)

La cucina livornese ha varie pietanze caratteristiche:

"Grandinina" coi piselli - Minestra consistente come il risotto, fatta di pasta a chicchi (grandinina), con piselli cotti in soffritto di pancetta, cipolla, sedano, carote, prezzemolo, basilico, pepe e olio.

Pappa al pomodoro - Minestra densa di fettine di pane, cotte in soffritto d'olio, aglio, pepe, basilico o salvia, pomodori sbucciati, o salsa di pomodoro.

Minestrone d'estate - E' detto anche minestrone alla contadina; è fatto con verdure di stagione e specialmente cavolo bianco (lasagnino) stufate in un soffritto d'olio, pepe, erbe aromatiche e pomodori, unite a brodo denso di fagioli bianchi e fette di pane raffermo.

Minestrone d'inverno - E' fatto nello stesso modo ma con cavolo nero e fagioli rossi. Ambedue sono assai gustosi.

Minestra "sul" pesce - Minestra di fettuccine, o d'altre forme di paste, cotte in brodo di pesce.

Triglie alla livornese - Specialità di Livorno celebre in tutta Italia. Si impiegano le prelibate triglie di scoglio che sono cucinate in un intingolo ottenuto da un battuto d'aglio, prezzemolo e sedano cotto nell'olio con pepe e pomodori a pezzi. Piatto di squisitissima delicatezza.

Cacciucco - Altra specialità famosa della cucina livornese, appartiene alla famiglia delle zuppe di pesce, che sono la gloria della gastronomia mediterranea. E' fatta con varie qualità di pesce, come le gallinelle, le murene, i gronghi, i ghiozzi, le triglie, i capponi, gli scorfani; seppie, polpi ed aragoste vi conferiscono "l'aroma di mare". La base ne è un'abbondante cipollata soffritta con olio e pepe, o peperone rosso, a cui s'aggiungono dei pomodori sbucciati, dell'aglio e un po' di vin rosso: in essa si fanno cuocere i pesci e il tutto è versato nella zuppiera nella quale sono disposte delle fette di pane raffermo. Nell'isola d'Elba si fa pure il cacciucco ed è chiamato sburrita.

Arselle o telline alla livornese - Sono cucinate col guscio in un intingolo consimile a quello del cacciucco, e versate egualmente su delle fette di pane con le quali vengono servite.

Stoccafisso alla livornese - Baccalà secco (stoccafisso) ammollato, cucinato in soffritto d'olio e cipolle, sedano o carote, con trippe e pomidori in pezzi, vino bianco o marsala. Vi sia aggiungono, volendo, delle bietole lessate; il piatto si contorna abitualmente di patatine novelle.

Stufatino di vitello con le olive - Carne di vitello da latte tagliata a dadi, cotta in soffritto d'olio, aglio, salvia, pepe, con conserva di pomodoro cui sono aggiunte, a metà cottura, delle olive verdi tolte dalla salamoia; si serve con crostini di pane fritti.

"Batuffoli" - Polenta di granturco a cucchiaiate (batuffoli) condita con intingolo di stracotto di vitello rosolato con un battuto di cipolla, sedano, carota, pepe, unito a vino bianco, conserva di pomodoro, brodo, funghi secchi tritati.

Bordatino - Polenta poco densa di farina gialla, preparata con acqua e soffritto di pancetta di maiale, battuta con cipolle, sedano, carote, olio e conserva di pomodoro.

Fagioli in istufa - Fagioli lessati e cucinati con olio, aglio, salvia, garofani, pepe, pomidoro a pezzi; si servono con fette di pane abbrustolito.

Fagiolini di S. Anna - Sono fagiolini piccoli e teneri, senza filamenti, saporiti, comuni in Toscana; a Livorno si fanno in umido con soffritto di cipolle, sedano, carote, aglio, basilico, prezzemolo, pepe, pomidoro ed olio.

Schiacciata alla livornese - Focaccia ovale di pasta lievitata, molto soffice e leggera, profumata all'anice ed al fior d'arancio. E' tradizionale per la Pasqua.

Bolli - Panini oblunghi fatti di pasta lievitata, con olio, uova, acqua di fior d'arancio, anisetta, cannella e semi d'anici.

Roschette - Ciambelline croccanti di pasta all'olio, dolci o salate, che sogliono essere vendute infilate a catena in cordicelle. Furono introdotte nell'uso popolare di Livorno da pasticcieri d'origine svizzera.

Fruttini - Dolci di pasta di mandorle, che riproducono la forma di varie frutta: vi appartengono le fave per il dì dei Morti e le mele di S. Caterina che i fidanzati usano ricambiarsi in dono nel giorno di questa santa.

Castagnaccio - Fatto di farina di castagne cotta in olio e guarnito di pignoli.

[...] a Livorno si trovano altresì dei dolci d'origine greca, come delle pastine dolci chiamate curambier, e la conserva di rose, fatta con i petali delle rose cosidette di Scio, o Chio,  nonchè gli orecchi di Aman, specie di "cenci" dolci, e il Monte Sinai, dolce di marzapane, ambedue israeliti.

                                              Joseph Heintz (1600-1678) [1] 


LE  RICETTE  DI   PISA   (estratti dalla Guida Gastronomica d'Italia, 1931)

 

"La plaga feracissima che si chiama il Pian di Pisa produce una grande quantità di vegetali delle qualità migliori, che s'esportano pure su vasta scala: Centro della produzione è il comune di Cascina, che dà il nome ai celebrati cavolfiori [...] e così pure dei carciofi, dei fagiolini in erba e degli asparagi. Appartengono alla stessa zona varietà squisite di piselli, di sedani, di fagioli, di insalate e frutta rinomate come le susine, le pesche, i fichi le pere coscie, le mele francesche, le uve da tavola; di queste v'ha estesa coltivazione nella parte collinosa della provincia ed è assai ricercata, fra le altre, l'uva colombana di Peccioli, bianca. A S. Miniato si ha buona raccolta di tartufi bianchi che in gran parte vengono esportati.

[...] l'olivicoltura è assai diffusa nel Pisano; gli olii di Calci, di Buti, e di Uliveto (frazione di Vicopisano) stanno alla pari per la loro bontà con i migliori della Lucchesia, e d'essi pure si fa grande esportazione.

Nelle parti montane v'ha buona caccia di fagiani, tordi, allodole, nelle paludi di anitre e beccaccini. L'Arno offre copiosa pesca d'anguille, di cieche e di muggini.

Del Volterrano son ricercati i pecorini freschi e stagionati, la ricotta, la panna, come pure i prosciutti casalinghi.

Fabbriche stimate di paste alimentari si trovano a Pontedera e ad Avane (frazione di Vecchiano). Godono di larga e vecchia fama i biscotti ed i prodotti similari di Navacchio [...] ed egualmente apprezzati son quelli di Calci.

                          Christian Berentz (1658-1722)

Classica pietanza pisana sono le ceche (in vernacolo cèe) cotte nell'olio, con aglio, foglie di salvia e pepe, quindi cosparse di formaggio grattugiato. Esse si fanno anche impanate e fritte, ovvero in frittelle d'uova frullate e pangrattato (1).

"Alla pisana" si fanno pure le arselle ed è piatto appetitoso, simile alla zuppa d'arselle alla viareggina; le arselle vengon cotte in un soffritto d'olio con aglio e prezzemolo; vi si aggiungono pomodori a pezzi, pepe e zenzero, e si servono su fette di pane abbrustolite.

I piselli, teneri e dolci, del Pian di Pisa si cucinano in un soffritto d'olio e cipolline trite, con aggiunta di pane a dadi fritto.

Piatti comuni della cucina pisana sono: la zuppa di fagioli bianchi di S. Michele; la zuppa di ranocchi; la zuppa di riso con le arselle; le pallette , o gnocchi di farina di granturco, conditi con sugo di carne, burro crudo e formaggio grattugiato; la torta di ceci; le anguille "in ginocchioni"; la costoletta di maiale unta d'un soffritto d'aglio, pepe, finocchio ed olio, e cotta sula gratella.

Tra i dolci: la schiacciata di Pasqua, composta di farina, uova, burro, anaci, buccia d'aranci grattugiati e cognac, ben lievitata; le crostate al marzapane; il panforte di cioccolatte; il castagnaccio all'uso di Alfea; la torta di Pontasserchio; i cicalini di S. Ranieri, oltre alle frittelle di S. Giuseppe, le fave dei morti, le mele di S. Caterina, simili a quelle di Livorno.

                                            Jacopo da Empoli (1551-1640)


I PRODOTTI DELLA LUCCHESIA  (estratti dalla Guida Gastronomica d'Italia, 1931)

 

"Nel campo gastronomico la Lucchesia è nota in tutto il mondo per l'olio d'oliva chiamato precisamente olio di Lucca; è sinonimo dell'olio d'oliva perfetto, nel colore paglierino tendente al verdognolo, nella limpidità, nella giusta oleosità [...]

Verdura e frutta sono estesamente prodotti nella provincia. Tra i legumi sono rinomati i fagioli bianchi ed i fagioli scritti di Capannori e delle sue frazioni di Marlì e Segromigno; lessati e conditi con l'olio di Lucca, di prima frantura, che abbia il sapore piccante dell'oliva verde, formano un piatto squisitissimo [...] apprezzate sono le patate bianche e saporite della Garfagnana, specie quelle di Corfino [...]

Nei centri della zona littoranea affluiscono abbondanti e svariati i prodotti della pesca: Viareggio gode una particolare rinomanza per lo squisito cacciucco, rivale degnissimo di quello livornese, per la zuppa d'arselle, i delicati molluschi bianchi che si raccolgono copiosamente negli arenili e son colà chiamati nicchi, per le cieche delle quali si fa la pesca lungo il porto-canale e che si cucinano fritte, o lessate e condite con olio e limone, o alla salvia o in frittata.

Sono eccellenti i formaggi pecorini dell'alta Valle del Serchio, ove la pastorizia è fiorente per l'abbondanza d'ubertosi pascoli montani. Tutti i paesi della Garfagnana, specie Barga, Castelnuovo e Sillano, producono grande quantità di pecorino che si esporta anche in America.

Altro formaggio lucchese è il brancolino, originario degli alpeggi dei monti di Brancoli; è fatto latte di vacca a pasta molle, butirrosa e di speciale fragranza.

Tra i salumi è da segnalare il mallegato, o biroldo, comune ad altre zone di Toscana, specie di salame fatto con sangue di maiale, misto a grasso ed uva passita; lo si vende lessato.

                                           Giovanni Bartolena (1866-1942)

Gli usi gastronomici non differiscono sensibilmente da quelli del resto della regione. In carnevale sono di costume i tortelli od agnellotti, simili a quelli di altre parti d'Italia, fatti di pasta sfoglia, con ripieno d'un impasto cotto di carne, rigaglie di pollo, pomodoro, prosciutto, bietola e droghe, lessati e serviti come minestra asciutta, con sugo di carne.

Specialità autentica di Lucca è il buccellato [...] Esso è un pan dolce fatto di fior di farina e zucchero, con vainiglia e semi d'anici ovvero uva zibibbo secca, in forma di ciambella (anici) o di filoncino (zibibbo) per quanto di semplice composizione è di non facile preparazione, onde richiede, perchè riesca perfetto ed abbia le qualità che lo fanno tanto ricercato, l'abilità tradizionale degli specialisti lucchesi. Il buccellato si mangia fresco, ovvero raffermo per inzuppare; in questo caso lo si può tagliare a fette ed arrostirlo leggermente al forno [...]

Specialità lucchese [...] sono i necci, di farina di castagne, cotti fra due pietre piatte scaldate alla brace viva [...] dolce popolare di Viareggio è la menta, bastoncini di zucchero filato aromatizzato con menta che si vendono specialmente durante la stagione balneare, insieme ad altri dolci, come i tortiglioni, i bomboloni, i croccanti." 

                                       Abraham Mignon (1640-1679)


LE RICETTE DI SIENA   (estratti dalla Guida Gastronomica d'Italia, 1931)

 

"La cucina senese non differisce da quella comune a tutta la Toscana e non ha pietanze particolari; è però in essa accentauto l'uso dell'aglio e delle erbe aromatiche. Si consuma molto, fra queste ultime, il dragoncello [...]  le foglie si mescolano all'insalata, servono ad aromatizzare le salse e l'aceto e si impiegano anche essiccate. Egualmente usate sono l'origano, la menta, la nipitella [...] d'odore acuto e di sapore simile alla menta; mescolata all'insalatina di cicoria, le imparte un aroma singolarmente gradevole. Nella cucina casalinga i battuti vengono comunemente preparati con il prezzemolo unito alle erbe suindicate; v'ha inoltre la salsa agliata, la salsa verde fatta con le erbe aromatiche unite all'aglio, allo zenzero ed al pepe, e l'aglio fritto, pietanza tra­dizionale nel giorno di S. Giovanni.   

L'industria salumiera senese gode di molta rinomanza in tutta la Toscana per i suoi eccellenti prodotti, soprattutto per le famose salsicce, generosamente condite di pepe rosso, che si mangiano secche e crude, o che fan parte di pietanze appetitose, come la trippa con la salsiccia alla senese (con zafferano), i fagioli stufati con la salsiccia, gli gnocchi di farina gialla, conditi con sugo di carne di maiale, ciccioli (gli scriccioli, di largo uso nel Senese) e salsiccia. Altri salumi reputati sono le soppressate ed il buristo, fatto a base di sangue di maiale come il mallegato.

 

Piatti locali tipici, comuni nel contado, sono la minestra di pici (grossi spaghetti casalinghi), la frittata cogli zoccoli, fatta con dadi di pancetta di maiale e talvolta con aggiunta di pan grattato, i fegatelli di maiale avvolti nella propria rete e cotti al forno, il migliaccio, composto di sangue di maiale e droghe, il quale s'usa in carnevale.

 

L'industria casearia ha due prodotti di particolare pregio: il cosidetto pecorino delle crete senesi, dal sapore aromatico per l'assenzio che nei pascoli mangiano le pecore, ed il marzolino, formaggio pecorino del Chianti.

 

Oltre alle verdure ed alle frutta abbondantemente prodotte in varie zone della provincia, sono grande mente apprezzati gli olii del Senese […]

      Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698-1767)

Buona caccia di cinghiali e caprioli si ha nei forteti della Montagnola senese e della valle della Merse, che s'uniscono ai boschi maremmani; nei corsi d'acqua si pescano barbi, lasche e cavedani (Ombrone), stimati per la delicatezza delle loro carni.

 

I castagneti della regione amiatina danno cospicua raccolta di castagne, che hanno una parte importante nella alimentazione locale. Oltre al castagnaccio, ch'è diffuso nel Senese come in tutta la Toscana, è piatto comune la polenta dolce, fatta anche questa con farina di castagne.

 

La dolciaria senese si gloria d'una specialità di rinomanza universale, il celeberrimo panforte di Siena. Esso è popolare in tutta l'Italia, e non v'ha pasticceria, si può dire, ove ne manchino le formelle caratteristiche, fatte in tutte le dimensioni, avvolte in carte d'ogni colore, portanti l'indicazione di una delle varie fabbriche senesi che più si sono accreditate nella confezione di questa notissima specialità. […] Nella sua composizione attuale il panforte è fatto sostanzialmente di zucchero biondo di canna, canditi, mandorle, droghe diverse (chiodi di garofano, noci moscate, coriandoli, pimento, ecc.), spezie e cannella; a seconda della confezione e della qualità, gli ingredienti variano nel numero e nelle dosi, per cui, il panforte può presentare differenze d'aspetto, di finezza e di consistenza, come pure sfumature diverse di sapore.

 

Oltre al panforte, Siena ha altre specialità dolci le quali, anche se meno celebri di esso, sono tuttavia molto note e ricercate.

I cavallucci, derivazione degli antichissimi biriquocoli, sono composti di miele, zucchero, farina, can­diti e droghe ed hanno la forma di pasticcini ovali lievemente schiacciati; altre volte si usava imprimere su di essi la figura d'un cavallo, d'onde la denominazione che ancora loro rimane.

I ricciarelli, discendenti dai vetusti marzapani (impasto di mandorle e zucchero) per i quali pure Siena andava famosa . Al che oggi son fatti di pasta di mandorle, in forma di losanga.

Le copate, nate in tempi remoti nei conventi di monache, specialmente le Carmelitane, ove fioriva la pasticceria più raffinata, si trovano, oltre che a Siena, in varie altre località italiane. Le copate senesi sono bianche o nere, a dischi piatti, fatti d'un composto croccante e profumato di miele, noci peste ed anaci, incluso fra due ostie.

Si fanno pure a Siena i torroni, i tolleri ed i cialdoni, dolci che sono comuni anche ad altri luoghi..."

                                     [2]  Agostino Verrocchi (1606-1650)


 N O T E

[1] JOSEPH HEINTZ "il giovane" (Ausburg 1600 - Venezia 1678) - Natura morta con venditori di pesci - Olio su tela, cm. 115x146

[2] AGOSTINO VERROCCHI (Roma, 1606-1650), cerchia post Caravaggesca - Olio su tela, cm. 95x131

Per gentile concessione di TORNABUONI ARTE ANTICA, Firenze (per saperne di più sulle opere: www.tornabuoniarte.it)


 

      

    la vetrofania (in scala 1:3)

 

Ad oggi oltre 650 ristoranti, trattorie, osterie di "sapore toscano" aderiscono al disciplinare di "VETRINA TOSCANA a tavola ",  promossa dalla Regione Toscana; si contraddistinguono per prodotti tipici, creatività degli chef e cura dell'ambiente.    

Per l'elenco completo degli esercizi convenzionati:    www.vetrina-toscana.it



 

 
 
Iniziativa finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
 
 
Accessibilità