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I Patrimoni dell'Umanità in Toscana 

S  O  M  M  A  R  I  O

v  I Patrimoni UNESCO in Toscana

v  Itinerari di visita     

v  Le celebrazioni  per il 25° UNESCO a Firenze

v  Patrimoni dell'Umanità: I Cenacoli fiorentini, a cura di Chiara Rinaldi 


  I Patrimoni UNESCO in Toscana

UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) è l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.  

L'OBIETTIVO UNESCO:

"Contribuire alla pace e la sicurezza promuovendo la collaborazione tra le nazioni attraverso l'educazione, la scienza e la cultura onde garantire il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione."

 

In Toscana UNESCO ha dichiarato Patrimoni dell'Umanità:


il centro storico di Firenze (1982)

piazza del Duomo a Pisa (1987)

il centro storico di San Gimignano (1990)

il centro storico di Siena (1995)

il centro storico di Pienza (1996)

la Val d'Orcia (2004)

 

I CRITERI D'ASSEGNAZIONE   (FONTE: www.sitiunesco.it)

FIRENZE
Criterio (i): rappresenta un capolavoro del genio creativo umano.
Criterio (ii): mostra un importante scambio di valori umani, in un periodo o in un'area culturale del mondo, negli sviluppi dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte monumentale, urbanistica o paesaggistica.
Criterio (iii): porta una testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato.
Criterio (iv): è un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana.
Criterio (vi): è direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d'eccezionale valore universale (il comitato ritiene che questo criterio giustificherebbe l'inclusione nelle liste soltanto in circostanze eccezionali congiuntamente ad altri criteri culturali o naturali).

 

PISA

Criterio (i): rappresenta un capolavoro del genio creativo umano.
Criterio (ii): mostra un importante scambio di valori umani, in un periodo o in un'area culturale del mondo, negli sviluppi dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte monumentale, urbanistica o paesaggistica.
Criterio (iv): è un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico, testimonianza di importanti tappe della storia umana.
Criterio (vi): è direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d'eccezionale valore universale.

SAN GIMIGNANO

Criterio (i): rappresenta un capolavoro del genio creativo umano.
Criterio (iii): porta una testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato.
Criterio (iv): è un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana.

 

SIENA

criteri C (i) (ii) (iv) considerando che Siena è una straordinaria città medioevale. La città è un capolavoro di dedizione e inventiva in cui gli edifici sono stati disegnati per essere adattati all'intero disegno della struttura urbana e, inoltre, per formare un tutt'uno con il circostante paesaggio culturale.

 

PIENZA

criteri culturali (i) (ii) (iv) considerando che il luogo è di elevato valore universale sia perché rappresenta la prima applicazione dei concetti umanistici nella pianificazione urbana, sia perché occupa una posizione determinante nello sviluppo della concezione del progetto della città ideale che ha giocato un ruolo significativo nei successivi sviluppi urbani in Italia e non solo.
Il significato di questo principio a Pienza, ed in particolare al gruppo di costruzioni intorno alla piazza centrale, risulta un capolavoro del genio creativo umano.

 

VAL D’ORCIA

Criterio (iv): la Val d'Orcia è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo Rinascimentale per rispecchiare gli ideali di buon governo e per creare un immagine esteticamente gradevole;
Criterio (vi): il paesaggio della Val d'Orcia è stato celebrato dai pittori della Scuola Senese, fiorita durante il Rinascimento. Le immagini della Val d'Orcia ed in particolar modo le riproduzioni dei suoi paesaggi, in cui si raffigura la gente vivere in armonia con la natura, sono diventate icone del Rinascimento ed hanno profondamente influenzato il modo di pensare il paesaggio negli anni futuri.

 

 


 I T I N E R A R I   I N  A L L E S T I M E N T O  

 

I Consoli toscani del Touring Club stanno mettendo a punto alcuni itinerari di visita che collegano fra loro questi tesori artistici, monumentali e naturalistici. I percorsi potranno fornire spunto a Soci ed amici del Touring per vacanze a tema in Toscana con epicentro nelle località proclamate "Patrimoni dell'Umanità" dall'UNESCO, facendo tappa anche in altri centri importanti e suggestivi, fra cui ben 14 "Bandiere arancioni".

 

1° ITINERARIO: "Strade consolari e Via Francigena"

da Firenze a Siena lungo la Cassia, transitando da "Sancte Gemiane"

 permette di visitare anche, nell'ordine, le località "Bandiera arancione" Touring Club Italiano di: Barberino Val d'Elsa, San Gimignano, Casole d'Elsa, Monteriggioni

 

2° ITINERARIO: "Le icone senesi"

verso la Val d'Orcia, itinerario circolare con base a Siena

 permette di visitare anche, nell'ordine, le località "Bandiera arancione" Touring Club Italiano di: Murlo, Montalcino, Pienza, Montefollonico e Trequanda con rientro attraverso le crete senesi 

 

3° ITINERARIO: "Borghi e castelli del Valdarno Inferiore"

da  Firenze a Pisa e ritorno, con l'Arno come spartiacque 

 permette di visitare anche, nell'ordine, le località "Bandiera arancione" Touring Club  Italiano Italiano di: Pescia/Collodi e Montecarlo all'andata; Peccioli, Lari e Vinci al ritorno

A presto!


FIRENZE - Le celebrazioni per il 25° anniversario UNESCO

ARX S.r.l.- Davide Ciaroni                                           

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Con il Patrocinio di:

UNESCO

Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

Rappresentanza in Italia della Commissione europea

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Ministero degli Esteri

Associazione Città Italiane UNESCO

 

www.comune.firenze.it/unesco

Il 17 dicembre 1982 il centro storico di Firenze entrava nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO con le seguenti motivazioni:

“Questo eccezionale valore culturale, a buona ragione, avrebbe dovuto essere stato inserito nelle prime liste del Patrimonio Mondiale e qualsiasi giustificazione sarebbe stata pertanto impertinente e superflua. L’ICOMOS sottolinea il fatto che il Centro Storico di Firenze risponde ad ogni criterio stabilito dalla Convenzione”.

A 25 anni di distanza Firenze attrae ancora studiosi, visitatori e turisti che riscoprono ogni giorno il suo valore eccezionale, anche se la città, nel tempo, è evoluta nell’aspetto, nei contenuti e nell’immagine che dà di sé. L’occasione di questa ricorrenza diventa opportunità per una riflessione sul centro storico, sulle problematiche alle quali ogni giorno si è chiamati a fare fronte, sul rapporto con l’ambiente, con le nuove tecnologie, con il “moderno” nelle sue più variegate manifestazioni.

Il Comune di Firenze, in accordo con enti e istituzioni pubbliche e private, ha messo a punto un programma di iniziative che si propone di affrontare queste tematiche con l’apporto di personalità e di esperienze sia nazionali che internazionali. Alla riflessione si accompagneranno momenti di celebrazione della ricorrenza, per sottolineare il valore eccezionale di Firenze e ricordare ai cittadini, ma anche ai visitatori e ai turisti che questa città, straordinaria e multiforme, entrò quasi di diritto nella Lista UNESCO poiché rappresenta una testimonianza della storia, del pensiero, dell’arte e della cultura riconosciuta in tutto il mondo, al punto che, se la sua integrità dovesse essere danneggiata, il mondo intero sarebbe privato di questo grande valore.

www.comune.firenze.it/unesco/anniversario25.html


 

               Domenica 16 dicembre 2007 il TCI ha contribuito ai festeggiamenti per il 25° anniversario della proclamazione del centro storico di Firenze "Patrimonio dell'Umanità" organizzando - in collaborazione con il Comune di Firenze, Ufficio Centro Storico, Patrimonio Mondiale UNESCO - un appuntamento speciale della "PENISOLA DEL TESORO"  cui hanno partecipato oltre 500 Soci.

                   

 

 

 

 

 

"Lo spirito con il quale il Touring Club Italiano vuole rendere omaggio a Firenze in occasione di questo speciale anniversario, è quello di valorizzare e promuovere la riscoperta  di quei tesori  poco conosciuti al grande pubblico ma di grande valore storico e artistico che, dislocati a corona dei celeberrimi monumenti di piazza del Duomo, ne sono tuttavia parte intrinseca e caratterizzano l'anima stessa della città."    Arianna Nizzi Grifi e Massimo Conti Donzelli, Consoli TCI di Firenze


Ai visitatori del centro storico di Firenze proponiamo di ripercorrere, autonomamente,  lo stesso itinerario scelto dal Touring per celebrare il 25° anniversario UNESCO.  

I LUOGHI DI VISITA PROPOSTI DAI CONSOLI DI FIRENZE

IL MUSEO DEL BIGALLO Il complesso della Loggia e del Museo del Bigallo, situato all’angolo fra piazza del Duomo e via Calzaiuoli, è un singolare saggio di architettura religiosa e profana allo stesso tempo. La loggia marmorea è costituita da due ampie arcate a tutto sesto, formanti un angolo retto, riccamente ornate e decorate con rilievi, chiuse da inferriate. Al piano superiore si aprono eleganti bifore trilobate, che continuano anche nel fianco verso la piazza, riparate da una gronda aggettante sorretta da mensoloni lignei.

La Loggia del Bigallo è, come ha scritto Timothy Verdon, una struttura emblematica per Firenze: è l’espressione degli aspetti fondamentali dell'identità cittadina. Insieme al Battistero e al Duomo, essa completa l'immagine della Fiorenza del Trecento; non a caso al suo interno fu eseguito per la prima volta un affresco della veduta della città. L'edificio, nato come sede della Misericordia e della Compagnia del Bigallo per l'assistenza dei fanciulli e dei malati, fu ampliato intorno al 1352, assumendo la sua attuale fisionomia artistica con il progetto dello scultore Alberto Arnoldi, uno degli artefici del campanile di Giotto.

Nelle sale al piano terreno è allestito il Museo del Bigallo, con capolavori dal XIII al XVI secolo (anche in relazione alle botteghe di compagni e amici di Leonardo, da Verrocchio a Lorenzo di Credi e Botticelli). Notevoli gli affreschi che sono stati appena ricollocati dopo decenni a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici: sono opere di Rossello, di Jacopo Franchi e di Ventura di Moro, databili circa al 1445, che raffigurano le storie di San Piero Martire, come il Miracolo del cavallo infuriato. Si accede al museo dalla Loggia omonima. Nella galleria, di proprietà dell'Opera Pia del Bigallo dal 1425, si potranno ammirare anche le opere d'arte appartenute all'antica Confraternita, tra cui un trittico di Bernardo Daddi, una predella di Rodolfo del Ghirlandaio, i dipinti di Domenico di Michelino e Jacopo del Sellaio e un prezioso affresco del 1386 di Niccolò Gerini.

                       

Nella storica cornice del complesso museale del Bigallo si inserisce dal luglio 2007 il progetto del Museo Ideale e della Libera Achademia Leonardi Vinci, intitolato Leonardo a Firenze.

Nello spazio antico prende vita un laboratorio dinamico per evidenziare i nodi della conoscenza nella cultura e nella civiltà fiorentina, per riscoprire gli aspetti fondamentali e sconosciuti di Leonardo Da Vinci nella sua complessità e universalità, nelle sue correlazioni attraverso cinque secoli, dal Rinascimento all'attualità. Libera Achademia Leonardi Vinci rende ancor più dinamica e incisiva l'attività informativa e conoscitiva del Museo Ideale, offrendo inedite opportunità di aggiornamento e di incontro con l'attualità degli studi e delle ricerche. 

 

L’ARCONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA La Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, cui si accede da Piazza del Duomo, si occupa di assistenza e trasporto dei malati, fu fondata a Firenze nel XIII secolo da San Pietro Martire. È oggi la più antica Confraternita Laica per settore e, in generale, la più antica istituzione privata di volontariato esistente al mondo ancora attiva dalla sua fondazione, datata nel 1244 secondo i registri conservati nel suo archivio.

Le origini: la fondazione è incerta: secondo una leggenda sarebbe stata opera del facchino Piero di Luca Borsi, mentre in un registro dell'Arciconfraternita datato 1361 è riportato che la Confraternita fu «cominciata per lo beato Messer Santo Pietro Martire dell’Ordine dei predicatori». La Confraternita si distinse rapidamente soprattutto per la costante attività nel campo del trasporto degli infermi, in special modo durante le sempre più frequenti pestilenze. In breve tempo crebbe di numero e popolarità, nonché inevitabilmente di ricchezza, quando iniziarono ad affluire donazioni e lasciti testamentari. Nel XIV secolo la Confraternita venne riconosciuta dal Comune come una vera e propria istituzione pubblica in una provvisione del 31 marzo 1329 con la quale si dava ai Fratelli il diritto di eleggersi i propri responsabili (Capitani). Nel Quattrocento la ormai prospera confraternita si dotava di una nuova, prestigiosa sede in quella che oggi è detta la Loggia del Bigallo in Piazza del Duomo. Infatti, di lì a poco, nel 1425, la meno prospera Confraternita del Bigallo ottenne la fusione delle due confraternite.

                       

L’epoca moderna: nel 1576 la Misericordia ottenne l'ex locale degli Uffiziali dei Pupilli, prospiciente il Campanile di Giotto. Questa sede è occupata tutt'oggi, e con il tempo la confraternita ha potuto acquistare tutto il palazzo. L'edificio fu ristrutturato da Alfonso Parigi, ed ebbe poi anche un oratorio disegnato nel 1781 da Stefano Diletti.

 

L'ARCHIVIO STORICO  DELLA CITTA' DI FIRENZE E' in via dell'Oriuolo nr. 33-35; situato nel prestigioso palazzo Bastogi, edificio che ha beneficiato in anni recenti di importanti interventi di restauro e di adeguamento strutturale; presenta numerosi locali di pregevole valore artistico, in particolare la sala di consultazione dell'archivio storico, che conserva i documenti ufficiali dell'amministrazione fiorentina dal 1782, l'anno successivo alla sua istituzione (editto Leopoldino del 1781), fino al 1960 circa. Particolarmente preziosi i documenti sul riordinamento urbanistico della città.

                       

Di notevole interesse la possibilità di consultare on line la banca dati contenente la descrizione di buona parte dei documenti archiviati:   www.comune.firenze.it/archiviostorico

 

ll MUSEO DI STORIA NATURALE dell'Università degli Studi di Firenze, fondato nel 1775 dal Granduca Pietro Leopoldo ma con il nucleo dell'Orto Botanico risalente addirittura al 1545, è attualmente, con i suoi 8 milioni di esemplari, il più importante museo naturalistico italiano ed uno dei maggiori a livello internazionale.
Costituito da sei sezioni dislocate in uno dei centri storici più belli del mondo, il Museo ospita reperti di straordinario valore scientifico e naturalistico: dagli erbari cinquecenteschi alle preziose cere del '700, dagli scheletri fossili di elefanti alle collezioni di variopinte farfalle, dai grandi cristalli di tormaline ai reperti aztechi, dalle imponenti sculture lignee all'infiorescenza più grande del mondo. Un contesto che coniuga, in maniera mirabile, natura, storia, scienza ed arte.

                       

Il Museo Nazionale di Antropologia e Etnologia oggi Sezione del Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, in via del Proconsolo nr. 12, fu fondato da Paolo Mantegazza nel 1869 con l'intento di esporre le diversità umane in campo fisico e culturale; a partire dal 1922 e fino al 1934 venne sistemato nell'odierna sede di Palazzo Nonfinito, Attualmente la parte  espositiva del primo piano si sviluppa in 19 sale per una superficie totale di 813 mq.  dove sono esposti al pubblico 9216 manufatti mentre  493 sono esposti al piano terreno. Un totale di circa 10.000 oggetti che illustrano gli usi e i costumi dei popoli.

FONTE: www.unifi.it/msn







SILVANO GORI - Assessore alle attività produttive, turismo, sistema moda, fiere e mercati del Comune di Firenze - riceve dal Console regionale Gianni Mecocci la targa Touring per la collaborazione offerta dall'Amministrazione alla giornata fiorentina della Penisola (foto D. Landi)

 


 


 

Patrimoni dell’Umanità: I CENACOLI, TIPICITA’ FIORENTINA

- San Salvi

- Sant’Apollonia

 

 

A cura di Chiara Rinaldi, dottoranda presso l'Università di Macerata.

Foto dall'archivio on line di Wikipedia. 

 

 

Il termine Cenacolo, originariamente, significava “stanza destinata al pasto” ed era il nome monastico del refettorio, dove i monaci, appunto, consumavano i pasti, meditavano e pregavano.

Fin dai tempi remoti, i religiosi facevano decorare i muri massicci dei refettori dagli artisti locali con dipinti che richiamassero i temi centrali della Cristianità, come la Crocifissione e, in particolare, l'Ultima Cena, ragion per cui l'accezione del termine, in seguito, andò a riferirsi specificatamente alle rappresentazioni dell'Ultima Cena di Cristo con gli Apostoli.

 

Timothy Verdon, nella sua analisi sul significato religioso delle pitture nei refettori, sottolinea che: “le immagini dei Cenacoli avevano la funzione di dare un senso religioso all'atto di mangiare, invitando i commensali a leggere nel pasto un significato spirituale oltre che fisico: non solo sostentamento del corpo, ma sostegno della vita interiore[1]


[1]    Verdon T., “Il significato religioso delle pitture nei refettori”, in Acidini Luchinat C., Proto Pisani R. C., (a cura di), “La tradizione fiorentina dei cenacoli” , Cassa di Risparmio di Firenze,  Firenze, 1997, p. 31

 

 

L'iconografia dell'Ultima Cena raccoglie in sé una serie di gesti che riflettono emozioni immediate e spesso violente la cui comprensione, però, rimane invariata attraverso i secoli poiché gli artisti sono stati in grado di fissare espressioni e gesti tuttora facilmente decodificabili.

 

Le rappresentazioni dello svolgimento della Cena mutano a seconda del Vangelo a cui si fa riferimento, ma, i momenti salienti comuni a tutti, sono: l'annuncio del tradimento di un discepolo; l'accorata domanda di tutti “Sono forse io, Signore?”; la risposta che il traditore sarà colui che intingerà insieme con Cristo la mano nel catino; lo scambio rivelatore di battute con Giuda; la benedizione del pane e del vino e la comunione degli apostoli[1]. Come afferma Cristina Acidini Luchinat: “nell'iconografia più consueta, il momento della benedizione del pane e del vino che istituisce l'Eucarestia è fuso con l'annuncio del tradimento e, talvolta, con la rivelazione del traditore, che intinge il pane nella scodella di fronte a Cristo: da qui la possibilità, o la necessità, presente nei pittori, di rappresentare adeguatamente le reazioni degli apostoli a questo accavallarsi sconcertante di eventi[2]”.


[1]    Acidini Luchinat C., “Gli apostoli dell'Ultima Cena, testimoni umani del divino”, in Acidini Luchinat C., Proto Pisani R. C., (a cura di), “La tradizione fiorentina dei cenacoli” , Cassa di Risparmio di Firenze,  Firenze, 1997, p.46

[2]    Ibidem

 

Durante il Quattrocento, le rappresentazioni disponevano i tredici commensali lungo un lato maggiore e i due minori di una tavola strettissima e lunghissima, con evidente effetto teatrale. In questo periodo storico, inoltre, i refettori avevano subito delle modifiche architettoniche che avevano conferito alla parete di fondo un andamento orizzontale, tale da non consentire la sovrapposizione delle scene. Anche per questo motivo, quindi, il tema dell'Ultima Cena diviene il preferito dagli artisti[1].


[1]    Proto Pisani R. C., “Ambienti, architetture, spazi nei cenacoli fiorentini”, in Acidini Luchinat C., Proto Pisani R. C., (a cura di), “La tradizione fiorentina dei cenacoli” , Cassa di Risparmio di Firenze,  Firenze, 1997, p. 84

 

Colui che rivoluzionò le rappresentazioni quattrocentesche dell'Ultima Cena fu Leonardo da Vinci, il quale, nel Cenacolo delle Grazie a Milano, modificò profondamente le iconografie dei protagonisti della Cena e, naturalmente, andò ad influenzare tutti gli artisti fiorentini successivi. Leonardo, non solo riversò negli Apostoli tutto il suo studio sulla fisiognomica e sull'espressività umana, ma sconvolse anche la disposizione prescritta per i commensali che era rimasta pressoché inalterata fino alla fine del Quattrocento.

 

 

 

L'artista lascia Cristo al centro, ma va a creare attorno alla sua figura “un tal gorgo di vuoto che non hanno più modo di esistere le posizioni e i gesti tradizionali che rendevano riconoscibili di primo acchito Pietro, Giovanni e Giuda e mettevano allo scoperto la loro interazione. Mescolati agli altri discepoli, i tre interpretano i propri ruoli attraverso una gestualità più sofisticata e, per quanto riguarda l'approccio con Gesù, indiretta: Pietro si slancia in avanti, Giovanni si ritira, Giuda arretra[1]”.

Leonardo ha preferito quindi un Cristo interiore, che invita all'identificazione psicologica, rappresentato con la testa inclinata e lo sguardo velato di tristezza, ma con la maestosa presenza psicologica di chi contempla e accetta la propria morte. È interessante notare come “questo Cenacolo realizza per la prima volta la compartecipazione del mondo esterno con il mondo interno [2]”.


[1]    Ibidem

[2]    Proto Pisani R. C., “Ambienti, architetture, spazi nei cenacoli fiorentini”, in Acidini Luchinat C., Proto Pisani R. C., (a cura di), “La tradizione fiorentina dei cenacoli” , Cassa di Risparmio di Firenze,  Firenze, 1997, p. 90

 

 

A Firenze, l'interesse per i Cenacoli è relativamente recente in quanto, tali opere, sono state scoperte ben vent'anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante avessero resistito a innumerevoli calamità attraverso i secoli, l'attenzione per questi affreschi è emersa in seguito al disastro provocato dall'alluvione del novembre del 1966, ma, da questo momento in poi, viene loro riconosciuta l'importanza che meritano come parte integrante del patrimonio culturale fiorentino.

 

SAN SALVI

 

Il Cenacolo di San Salvi è uno dei più importanti presenti a Firenze poiché sarà il suo autore, Andrea del Sarto , che tra tutti i pittori fiorentini, seguirà l'esempio di Leonardo e sovvertirà le convenzioni compositive del Quattrocento. L'artista infatti, pur riallacciandosi alla tradizione fiorentina di questa epoca, presenta una visione più sofisticata  e spettacolare: la testata del refettorio dove è inserito il dipinto dell'Ultima Cena non è una parete piatta, bensì un vano profondo e, proprio per questo motivo, la scena sembra essere collocata non più su un palco ma su di un palcoscenico.

 

 

È proprio in questo palcoscenico che si svolge la scena alla quale partecipano gli apostoli che, data la loro gestualità efficace e naturale, sembrano quasi degli attori [1]. L'opera è pervasa da una inscindibile unità che viene a crearsi tra i personaggi e le semplici architetture: tramite l'architrave del lungo pancale viene unito il gruppo degli apostoli e vengono individuati, per mezzo delle pannellature, i vari gruppi del dramma. Inoltre, attraverso il colore, le figure vengono indissolubilmente legate all'ambiente che le ospita.

 

 

 

 

La figura di Giuda viene eliminata dal primo piano e si viene a creare una zona di rispetto attorno a Gesù, sulla quale si affacciano i suoi vicini. Accanto a Cristo vediamo appunto il traditore che, con la mano al petto, pone la domanda che i vangeli di Marco e Matteo attribuiscono a tutti, ossia “Sono forse io?”, mentre Gesù gli porge il pane rivelatore e Giovanni si protende a farsi prendere la mano in cerca di conforto. Pietro, a fianco di Giuda, segue la scena intento, ma senza reazioni apparenti.  A partire da questo momento, l'identificazione agevolata di Giuda non è più obbligatoria; infatti, quando la sua figura viene inclusa nella serie degli altri commensali, scompare anche l'episodio del pane intinto nella stessa coppa di Cristo, portato da Giuda stesso a quest'ultimo.


[1]    Proto Pisani R. C., “Ambienti, architetture, spazi nei cenacoli fiorentini”, in Acidini Luchinat C., Proto Pisani R. C., (a cura di), “La tradizione fiorentina dei cenacoli” , Cassa di Risparmio di Firenze,  Firenze, 1997,

 

 

 

Il confronto diretto con l'opera favorisce uno spettacolo nel quale lo spettatore diviene attore, tanto è vero che il percorso, regolato dalla dinamica di vari punti di vista, permette di misurare lo spazio vasto della sala valutando il continuo dilatarsi e serrarsi della visione sartesca. Andrea non adatta la sua pittura alle architetture degli ambienti conventuali attraverso espedienti illusionistici,ma impone al refettorio di San Salvi la sua pittura,dominando e regolando lo spazio.

 

 

SANT'APOLLONIA

 

Il  refettorio di Sant'Apollonia si trova all'interno del monastero fondato dalle benedettine osservanti della Santa nel 1339, ma la sua costruzione fa parte degli interventi di ristrutturazione del complesso avvenuti alla metà del Quattrocento. Esso si presenta come una vasta aula rettangolare  con un soffitto cassettonato e una serie di finestre sulla parete destra, le quali permettono all'affresco di godere della luce naturale. Queste caratteristiche conferiscono al refettorio un aspetto rinascimentale, mentre la parete di fondo mantiene un andamento verticale, come nel Trecento.

Il padiglione di matrice albertiana dove si svolge l'Ultima Cena di Andrea del Castagno richiama i palchi montati in chiesa per la presentazione dei testi sacri.

 

 

Sia la cortina fiorita che ricopre il pancale, che la giustapposizione all'Ultima Cena dei tre episodi di Crocifissione, Deposizione e Resurrezione, riprendono elementi tratti dalle rappresentazioni sacre [1].


[1]    Proto Pisani R. C., “Ambienti, architetture, spazi nei cenacoli fiorentini”, in Acidini Luchinat C., Proto Pisani R. C., (a cura di), “La tradizione fiorentina dei cenacoli” , Cassa di Risparmio di Firenze,  Firenze, 1997, p. 87


Fin dalle origini dell'iconografia, i pittori hanno cercato di esprimere, attraverso le espressioni degli apostoli, una gamma di sentimenti, che va dalla sorpresa allo sconforto e dall'interrogazione reciproca al dubbio di sé. Nell'affinarsi della diversificazione psicologica, sono emerse delle tipizzazioni volte a esprimere il carattere individuale di alcuni apostoli, sulla base di come vengono riportate in alcuni episodi evangelici. Tommaso, ad esempio, ritenuto tendenzialmente incredulo sulla base del suo dubbio di fronte a Cristo risorto, viene raffigurato spesso in atteggiamento dubbioso.

Nel Cenacolo di Sant'Apollonia, la posa di Tommaso è evidentemente “filosofica” in quanto ha la testa levata verso l'alto e il mento sostenuto da una mano e il gomito sorretto dall'altra. Anche gli altri apostoli di questo Cenacolo sono molto espressivi: Filippo discute animatamente col suo vicino, Jacopo ricapitola sulle dita gli argomenti da considerare, ricordando un gesto anch'esso tipico dell'iconografia della “disputa filosofica”, Simone porta una mano alla guancia in un atto che richiama la melancolia ed è l'unico che esprime la tristezza che si stava rapidamente diffondendo tra gli apostoli. Quasi in ogni Cena, comunque, vi è almeno un apostolo che continua ad interessarsi al pasto, indifferente all'agitazione circostante; qui è la figura di Andrea, il quale leva il coltello, ma semplicemente per affettare una pagnotta.

 

 

 

Il recupero della prospettiva euclidea, che si impone come la concezione dello spazio propria del Quattrocento, rappresenta il punto di partenza della visione prospettica rinascimentale, grazie alla quale viene simulata la tridimensionalità su una superficie piana. È proprio attraverso l'inserimento degli oggetti in uno spazio prospettico e illusionistico, infatti, che viene permessa la nascita dello spazio teatrale.  Come già accennato, la parete di fondo del refettorio di Sant'Apollonia, è ad andamento verticale, come quella dei refettori trecenteschi, per cui Andrea usa una serie di accorgimenti tecnici al fine di impostare dal basso verso l'alto la prospettiva immaginaria in cui si svolge al Cena. Come espresso dalla Proto Pisani: “lo sforzo dell'artista, si concentrò quindi nel conciliare la scena inferiore ambientata in uno spazio impreziosito da tarsie marmoree e rigidamente geometrico, nel quale tutti gli elementi sono interpretati in chiave prospettica, con gli episodi superiori della Passione che riempiono lo spazio tra le due finestre, vere e proprie cesure del racconto [1]”.


[1]    Ibidem

Chiara Rinaldi


 


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