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I Patrimoni dell'Umanità in Toscana
S O M M
A R I O
v I Patrimoni UNESCO in
Toscana
v Itinerari di
visita
v
Le celebrazioni
per il 25° UNESCO a Firenze
v Patrimoni dell'Umanità: I
Cenacoli fiorentini, a cura di Chiara Rinaldi
I Patrimoni UNESCO in
Toscana
UNESCO (United Nations Educational,
Scientific and Cultural Organization) è l'Organizzazione delle
Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.
L'OBIETTIVO UNESCO:
"Contribuire
alla pace e la sicurezza promuovendo la collaborazione tra le nazioni attraverso
l'educazione, la scienza e la cultura onde garantire il rispetto universale
della giustizia, della legge, dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali
che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione
di razza, sesso, lingua o religione."
In Toscana UNESCO
ha dichiarato Patrimoni dell'Umanità:
il centro storico di Firenze (1982)
piazza del Duomo a Pisa (1987)
il centro storico di San
Gimignano (1990)
il centro storico di Siena
(1995)
il centro storico
di Pienza (1996)
la Val d'Orcia (2004)
I CRITERI
D'ASSEGNAZIONE
(FONTE: www.sitiunesco.it)
FIRENZE Criterio (i): rappresenta un
capolavoro del genio creativo umano. Criterio (ii): mostra un
importante scambio di valori umani, in un periodo o in un'area culturale del
mondo, negli sviluppi dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte
monumentale, urbanistica o paesaggistica. Criterio (iii): porta una
testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di
una civiltà esistente o del passato. Criterio (iv): è un eccezionale
esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o
paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana.
Criterio (vi): è
direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee,
con credi, con lavori artistici o letterari d'eccezionale valore universale (il
comitato ritiene che questo criterio giustificherebbe l'inclusione nelle liste
soltanto in circostanze eccezionali congiuntamente ad altri criteri culturali o
naturali).
PISA
Criterio (i): rappresenta un capolavoro del
genio creativo umano. Criterio (ii): mostra un importante scambio di
valori umani, in un periodo o in un'area culturale del mondo, negli sviluppi
dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte monumentale, urbanistica o
paesaggistica. Criterio (iv): è un eccezionale esempio di un tipo di
costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico,
testimonianza di importanti tappe della storia umana. Criterio (vi):
è direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee,
con credi, con lavori artistici o letterari d'eccezionale valore universale.
SAN
GIMIGNANO
Criterio (i): rappresenta un capolavoro del
genio creativo umano. Criterio (iii): porta una testimonianza unica o
per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o
del passato. Criterio (iv): è un eccezionale esempio di un tipo di
costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia
testimonianza di importanti tappe della storia umana.
SIENA
criteri C (i) (ii)
(iv) considerando
che Siena è una straordinaria città
medioevale. La città è un capolavoro di dedizione e inventiva in cui gli
edifici sono stati disegnati per essere adattati all'intero disegno della
struttura urbana e, inoltre, per formare un tutt'uno con il circostante
paesaggio culturale.
PIENZA
criteri culturali (i) (ii)
(iv) considerando
che il luogo è di elevato valore universale sia perché rappresenta la prima
applicazione dei concetti umanistici
nella pianificazione urbana, sia perché occupa una posizione determinante
nello sviluppo della concezione del progetto della città ideale che ha
giocato un ruolo significativo nei successivi sviluppi urbani in Italia e non
solo. Il significato di questo principio a Pienza, ed in particolare al
gruppo di costruzioni intorno alla piazza centrale, risulta un capolavoro del
genio creativo umano.
VAL
D’ORCIA
Criterio
(iv): la Val d'Orcia è un eccezionale
esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo
Rinascimentale per rispecchiare gli ideali di buon governo e per creare un
immagine esteticamente gradevole; Criterio (vi): il paesaggio della
Val d'Orcia è stato celebrato dai pittori della Scuola Senese, fiorita durante
il Rinascimento. Le immagini della Val d'Orcia ed in particolar modo le
riproduzioni dei suoi paesaggi, in cui si raffigura la gente vivere in armonia
con la natura, sono diventate icone del Rinascimento ed hanno profondamente
influenzato il modo di pensare il paesaggio negli anni futuri.

I T I N E R A R I I N A L L E S T I M E N T O
I Consoli toscani del Touring Club stanno mettendo a punto alcuni itinerari di visita che
collegano fra loro questi tesori artistici, monumentali e naturalistici. I percorsi potranno
fornire spunto a Soci ed amici del Touring per vacanze a tema
in Toscana con epicentro nelle località proclamate "Patrimoni
dell'Umanità" dall'UNESCO, facendo tappa anche in altri centri importanti e
suggestivi, fra cui ben 14 "Bandiere arancioni".
1° ITINERARIO: "Strade
consolari e Via Francigena"
da Firenze a
Siena lungo la Cassia, transitando da "Sancte Gemiane"
permette di visitare anche,
nell'ordine, le località "Bandiera arancione" Touring Club Italiano di:
Barberino Val d'Elsa, San Gimignano, Casole d'Elsa, Monteriggioni
2° ITINERARIO: "Le
icone senesi"
verso la Val d'Orcia, itinerario
circolare con base a Siena
permette di visitare anche,
nell'ordine, le località "Bandiera arancione" Touring Club Italiano di: Murlo, Montalcino, Pienza, Montefollonico e
Trequanda con rientro attraverso le crete senesi
3° ITINERARIO: "Borghi e castelli del Valdarno
Inferiore"
da Firenze a Pisa e
ritorno, con l'Arno come spartiacque
permette di visitare anche,
nell'ordine, le località "Bandiera arancione" Touring Club Italiano
Italiano di: Pescia/Collodi e Montecarlo all'andata; Peccioli, Lari
e Vinci al ritorno
A presto!
FIRENZE - Le celebrazioni per il 25°
anniversario UNESCO
ARX S.r.l.- Davide
Ciaroni
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della
Repubblica
Con il Patrocinio di:
UNESCO
Commissione Nazionale Italiana per
l’UNESCO
Rappresentanza in Italia della Commissione
europea
Presidenza del Consiglio dei
Ministri
Ministero degli
Esteri
Associazione
Città Italiane UNESCO
www.comune.firenze.it/unesco
Il 17 dicembre 1982 il centro storico di Firenze
entrava nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO con le seguenti
motivazioni:
“Questo eccezionale valore
culturale, a buona ragione, avrebbe dovuto essere stato inserito nelle prime
liste del Patrimonio Mondiale e qualsiasi giustificazione sarebbe stata pertanto
impertinente e superflua. L’ICOMOS sottolinea il fatto che il Centro Storico di
Firenze risponde ad ogni criterio stabilito dalla Convenzione”.
A 25
anni di
distanza Firenze attrae ancora studiosi, visitatori e turisti che riscoprono
ogni giorno il suo valore eccezionale, anche se la città, nel tempo, è evoluta
nell’aspetto, nei contenuti e nell’immagine che dà di sé. L’occasione di questa
ricorrenza diventa opportunità per una riflessione sul centro storico, sulle
problematiche alle quali ogni giorno si è chiamati a fare fronte, sul rapporto
con l’ambiente, con le nuove tecnologie, con il “moderno” nelle sue più
variegate manifestazioni.
Il Comune di Firenze, in
accordo con enti e istituzioni pubbliche e private, ha messo a punto un
programma di iniziative che si propone di affrontare queste tematiche con
l’apporto di personalità e di esperienze sia nazionali che internazionali. Alla
riflessione si accompagneranno momenti di celebrazione della ricorrenza, per
sottolineare il valore eccezionale di Firenze e ricordare ai cittadini, ma anche
ai visitatori e ai turisti che questa città, straordinaria e
multiforme, entrò quasi di diritto nella Lista UNESCO poiché rappresenta
una testimonianza della storia, del pensiero, dell’arte e della cultura
riconosciuta in tutto il mondo, al punto che, se la sua integrità dovesse essere
danneggiata, il mondo intero sarebbe privato di questo grande
valore.
www.comune.firenze.it/unesco/anniversario25.html
Domenica 16
dicembre 2007 il TCI ha contribuito ai festeggiamenti per il 25°
anniversario della proclamazione del centro storico di Firenze "Patrimonio
dell'Umanità" organizzando - in collaborazione con il Comune di Firenze,
Ufficio Centro Storico, Patrimonio Mondiale UNESCO - un appuntamento speciale
della "PENISOLA DEL TESORO"
cui hanno
partecipato oltre 500 Soci.
"Lo spirito con il quale il Touring Club Italiano vuole
rendere omaggio a Firenze in occasione di questo speciale anniversario, è
quello di valorizzare e promuovere la riscoperta di quei tesori poco
conosciuti al grande pubblico ma di grande valore storico e artistico che,
dislocati a corona dei celeberrimi monumenti di piazza del Duomo, ne sono
tuttavia parte intrinseca e caratterizzano l'anima stessa della città."
Arianna Nizzi Grifi e Massimo Conti Donzelli, Consoli TCI di
Firenze
Ai visitatori
del centro storico di Firenze proponiamo di ripercorrere,
autonomamente, lo
stesso itinerario scelto dal Touring per celebrare il 25°
anniversario UNESCO.
I LUOGHI DI VISITA
PROPOSTI DAI CONSOLI DI FIRENZE
IL MUSEO DEL
BIGALLO – Il complesso della Loggia e del
Museo del Bigallo, situato all’angolo fra piazza del Duomo e via Calzaiuoli, è
un singolare saggio di architettura religiosa e profana allo stesso tempo. La
loggia marmorea è costituita da due ampie arcate a tutto sesto, formanti un
angolo retto, riccamente ornate e decorate con rilievi, chiuse da inferriate. Al
piano superiore si aprono eleganti bifore trilobate, che continuano anche nel
fianco verso la piazza, riparate da una gronda aggettante sorretta da mensoloni
lignei.
La Loggia del
Bigallo è, come ha scritto Timothy Verdon, una struttura emblematica per
Firenze: è l’espressione degli aspetti fondamentali dell'identità cittadina.
Insieme al Battistero e al Duomo, essa completa l'immagine della Fiorenza del
Trecento; non a caso al suo interno fu eseguito per la prima volta un affresco
della veduta della città. L'edificio, nato come sede della Misericordia e della
Compagnia del Bigallo per l'assistenza dei fanciulli e dei malati, fu ampliato
intorno al 1352, assumendo la sua attuale fisionomia artistica con il progetto
dello scultore Alberto Arnoldi, uno degli artefici del campanile di Giotto.
Nelle sale al piano terreno è allestito il
Museo del Bigallo, con capolavori dal XIII al XVI secolo (anche in relazione
alle botteghe di compagni e amici di Leonardo, da Verrocchio a Lorenzo di Credi
e Botticelli). Notevoli gli affreschi che sono stati
appena ricollocati dopo decenni a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici
e Storici: sono opere di Rossello, di Jacopo Franchi e di Ventura di Moro,
databili circa al 1445, che raffigurano le storie di San Piero Martire, come il
Miracolo del cavallo infuriato.
Si accede al
museo dalla Loggia omonima. Nella galleria, di proprietà dell'Opera Pia del
Bigallo dal 1425, si potranno ammirare anche le opere d'arte appartenute
all'antica Confraternita, tra cui un trittico di Bernardo Daddi, una predella di
Rodolfo del Ghirlandaio, i dipinti di Domenico di Michelino e Jacopo del Sellaio
e un prezioso affresco del 1386 di Niccolò Gerini.

Nella
storica cornice del complesso museale del Bigallo si inserisce dal luglio 2007
il progetto del Museo Ideale e della Libera Achademia Leonardi Vinci, intitolato
Leonardo a
Firenze.
Nello
spazio antico prende vita un laboratorio dinamico per evidenziare i nodi della
conoscenza nella cultura e nella civiltà fiorentina, per riscoprire gli aspetti
fondamentali e sconosciuti di Leonardo Da Vinci nella sua complessità e
universalità, nelle sue correlazioni attraverso cinque secoli, dal Rinascimento
all'attualità. Libera Achademia Leonardi Vinci rende ancor più dinamica e
incisiva l'attività informativa e conoscitiva del Museo Ideale, offrendo inedite
opportunità di aggiornamento e di incontro con l'attualità degli studi e delle
ricerche.
L’ARCONFRATERNITA DELLA
MISERICORDIA – La Venerabile
Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, cui si accede da Piazza del
Duomo, si occupa di assistenza e trasporto dei malati, fu fondata a Firenze
nel XIII secolo da San Pietro Martire. È oggi la più antica Confraternita Laica
per settore e, in generale, la più antica istituzione privata di volontariato
esistente al mondo ancora attiva dalla sua fondazione, datata nel 1244 secondo i
registri conservati nel suo archivio.
Le origini: la fondazione è incerta: secondo
una leggenda sarebbe stata opera del facchino Piero di Luca Borsi, mentre in un
registro dell'Arciconfraternita datato 1361 è riportato che la Confraternita fu
«cominciata per lo beato Messer Santo Pietro Martire dell’Ordine dei
predicatori». La Confraternita si distinse rapidamente soprattutto per la
costante attività nel campo del trasporto degli infermi, in special modo durante
le sempre più frequenti pestilenze. In breve tempo crebbe di numero e
popolarità, nonché inevitabilmente di ricchezza, quando iniziarono ad affluire
donazioni e lasciti testamentari. Nel XIV secolo la Confraternita venne
riconosciuta dal Comune come una vera e propria istituzione pubblica in una
provvisione del 31 marzo 1329 con la quale si dava ai Fratelli il diritto di
eleggersi i propri responsabili (Capitani). Nel Quattrocento la ormai prospera
confraternita si dotava di una nuova, prestigiosa sede in quella che oggi è
detta la Loggia del Bigallo in Piazza del
Duomo. Infatti, di lì a poco, nel 1425, la meno prospera Confraternita del
Bigallo ottenne la fusione delle due confraternite.

L’epoca moderna: nel 1576 la Misericordia ottenne
l'ex locale degli Uffiziali dei Pupilli, prospiciente il Campanile di Giotto.
Questa sede è occupata tutt'oggi, e con il tempo la confraternita ha potuto
acquistare tutto il palazzo. L'edificio fu ristrutturato da Alfonso Parigi, ed
ebbe poi anche un oratorio disegnato nel 1781 da Stefano
Diletti.
L'ARCHIVIO STORICO DELLA CITTA' DI
FIRENZE – E' in via dell'Oriuolo nr. 33-35; situato
nel prestigioso palazzo Bastogi, edificio che ha beneficiato in anni recenti di
importanti interventi di restauro e di adeguamento strutturale; presenta
numerosi locali di pregevole valore artistico, in particolare la sala di
consultazione dell'archivio storico, che conserva i documenti ufficiali
dell'amministrazione fiorentina dal 1782, l'anno successivo alla sua istituzione
(editto Leopoldino del 1781), fino al 1960 circa. Particolarmente preziosi i
documenti sul riordinamento urbanistico della città.

Di notevole
interesse la possibilità di consultare on line la banca dati contenente la
descrizione di buona parte dei documenti archiviati:
www.comune.firenze.it/archiviostorico
ll MUSEO DI STORIA
NATURALE dell'Università degli Studi di Firenze, fondato nel
1775 dal Granduca Pietro Leopoldo ma con il nucleo dell'Orto Botanico risalente
addirittura al 1545, è attualmente, con i suoi 8 milioni di esemplari, il più
importante museo naturalistico italiano ed uno dei maggiori a livello
internazionale. Costituito da sei sezioni dislocate in
uno dei centri storici più belli del mondo, il Museo ospita reperti di
straordinario valore scientifico e naturalistico: dagli erbari cinquecenteschi
alle preziose cere del '700, dagli scheletri fossili di elefanti alle collezioni
di variopinte farfalle, dai grandi cristalli di tormaline ai reperti aztechi,
dalle imponenti sculture lignee all'infiorescenza più grande del mondo. Un
contesto che coniuga, in maniera mirabile, natura, storia, scienza ed
arte.

Il Museo Nazionale di Antropologia e Etnologia oggi
Sezione del Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di
Firenze, in
via del Proconsolo nr. 12, fu fondato da Paolo Mantegazza nel 1869 con l'intento
di esporre le diversità umane in campo fisico e culturale; a partire dal 1922 e
fino al 1934 venne sistemato nell'odierna sede di Palazzo Nonfinito, Attualmente
la parte espositiva del primo piano si sviluppa in 19 sale per una
superficie totale di 813 mq. dove sono esposti al pubblico 9216 manufatti
mentre 493 sono esposti al piano terreno. Un totale di circa 10.000
oggetti che illustrano gli usi e i costumi dei popoli.
FONTE:
www.unifi.it/msn

SILVANO GORI - Assessore alle
attività produttive, turismo, sistema moda, fiere e mercati del Comune di
Firenze - riceve dal Console regionale Gianni Mecocci la targa Touring per la
collaborazione offerta dall'Amministrazione alla giornata fiorentina della
Penisola (foto D. Landi)
Patrimoni dell’Umanità: I CENACOLI, TIPICITA’
FIORENTINA
-
San Salvi
-
Sant’Apollonia
A cura di Chiara Rinaldi, dottoranda presso
l'Università di Macerata.
Foto dall'archivio on line di Wikipedia.
Il termine Cenacolo, originariamente,
significava “stanza
destinata al pasto” ed era il nome monastico del refettorio, dove i monaci,
appunto, consumavano i pasti, meditavano e pregavano.
Fin dai tempi remoti, i religiosi facevano
decorare i muri massicci dei refettori dagli artisti locali con dipinti che
richiamassero i temi centrali della Cristianità, come la Crocifissione e, in
particolare, l'Ultima Cena, ragion per cui l'accezione del termine, in seguito,
andò a riferirsi specificatamente alle rappresentazioni dell'Ultima Cena di
Cristo con gli Apostoli.
Timothy Verdon, nella sua analisi sul
significato religioso delle pitture nei refettori, sottolinea che: “le immagini
dei Cenacoli avevano la funzione di dare un senso religioso all'atto di
mangiare, invitando i commensali a leggere nel pasto un significato spirituale
oltre che fisico: non solo sostentamento del corpo, ma sostegno della vita
interiore”
L'iconografia dell'Ultima Cena raccoglie in sé una serie di
gesti che riflettono emozioni immediate e spesso violente la cui comprensione,
però, rimane invariata attraverso i secoli poiché gli artisti sono stati in
grado di fissare espressioni e gesti tuttora facilmente
decodificabili.
Le
rappresentazioni dello svolgimento della Cena mutano a seconda del Vangelo a cui
si fa riferimento, ma, i momenti salienti comuni a tutti, sono: l'annuncio del
tradimento di un discepolo; l'accorata domanda di tutti “Sono forse io,
Signore?”; la risposta che il traditore sarà colui che intingerà insieme con
Cristo la mano nel catino; lo scambio rivelatore di battute con Giuda; la
benedizione del pane e del vino e la comunione degli apostoli.
Come afferma Cristina Acidini Luchinat: “nell'iconografia più
consueta, il momento della benedizione del pane e del vino che istituisce
l'Eucarestia è fuso con l'annuncio del tradimento e, talvolta, con la
rivelazione del traditore, che intinge il pane nella scodella di fronte a
Cristo: da qui la possibilità, o la necessità, presente nei pittori, di
rappresentare adeguatamente le reazioni degli apostoli a questo accavallarsi
sconcertante di eventi”.
Durante il Quattrocento, le rappresentazioni disponevano i tredici
commensali lungo un lato maggiore e i due minori di una tavola strettissima e
lunghissima, con evidente effetto teatrale. In questo periodo storico, inoltre,
i refettori avevano subito delle modifiche architettoniche che avevano conferito
alla parete di fondo un andamento orizzontale, tale da non consentire la
sovrapposizione delle scene. Anche per questo motivo, quindi, il tema
dell'Ultima Cena diviene il preferito dagli artisti.
Colui che rivoluzionò le rappresentazioni quattrocentesche
dell'Ultima Cena fu Leonardo da Vinci, il quale, nel Cenacolo delle Grazie a Milano, modificò profondamente le
iconografie dei protagonisti della Cena e, naturalmente, andò ad influenzare
tutti gli artisti fiorentini successivi. Leonardo, non solo riversò negli
Apostoli tutto il suo studio sulla fisiognomica e sull'espressività umana, ma
sconvolse anche la disposizione prescritta per i commensali che era rimasta
pressoché inalterata fino alla fine del Quattrocento.

L'artista lascia Cristo al centro, ma va a creare attorno alla sua
figura “un tal gorgo di vuoto che non hanno più modo di esistere le posizioni e
i gesti tradizionali che rendevano riconoscibili di primo acchito Pietro,
Giovanni e Giuda e mettevano allo scoperto la loro interazione. Mescolati agli
altri discepoli, i tre interpretano i propri ruoli attraverso una gestualità più
sofisticata e, per quanto riguarda l'approccio con Gesù, indiretta: Pietro si
slancia in avanti, Giovanni si ritira, Giuda arretra”.
Leonardo ha preferito quindi un Cristo interiore, che invita
all'identificazione psicologica, rappresentato con la testa inclinata e lo
sguardo velato di tristezza, ma con la maestosa presenza psicologica di chi
contempla e accetta la propria morte. È interessante notare come “questo
Cenacolo realizza per la prima volta la compartecipazione del mondo esterno con
il mondo interno ”.
A Firenze, l'interesse per i Cenacoli è relativamente
recente in quanto, tali opere, sono state scoperte ben vent'anni dopo la fine
della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante avessero
resistito a innumerevoli calamità attraverso i secoli, l'attenzione per questi
affreschi è emersa in seguito al disastro provocato dall'alluvione del novembre
del 1966, ma, da questo momento in poi, viene loro riconosciuta l'importanza che
meritano come parte integrante del patrimonio culturale
fiorentino.
SAN
SALVI
Il Cenacolo di San Salvi è uno dei più importanti
presenti a Firenze poiché sarà il suo autore, Andrea del Sarto
, che tra tutti i
pittori fiorentini, seguirà l'esempio di Leonardo e sovvertirà le convenzioni
compositive del Quattrocento. L'artista infatti, pur riallacciandosi alla
tradizione fiorentina di questa epoca, presenta una visione più sofisticata e spettacolare: la testata del refettorio dove è inserito il
dipinto dell'Ultima Cena
non è una parete piatta,
bensì un vano profondo e, proprio per questo motivo, la scena sembra essere
collocata non più su un palco ma su di un palcoscenico.

È proprio in questo
palcoscenico che si svolge la scena alla quale partecipano gli apostoli che,
data la loro gestualità efficace e naturale, sembrano quasi degli attori
.
L'opera è pervasa da una inscindibile unità che viene a crearsi tra i personaggi
e le semplici architetture: tramite l'architrave del lungo pancale viene unito
il gruppo degli apostoli e vengono individuati, per mezzo delle pannellature, i
vari gruppi del dramma. Inoltre, attraverso il colore, le figure vengono
indissolubilmente legate all'ambiente che le ospita.
La figura di Giuda
viene eliminata dal primo piano e si viene a creare una zona di rispetto attorno
a Gesù, sulla quale si affacciano i suoi vicini. Accanto a Cristo vediamo
appunto il traditore che, con la mano al petto, pone la domanda che i vangeli di
Marco e Matteo attribuiscono a tutti, ossia “Sono forse io?”, mentre Gesù gli
porge il pane rivelatore e Giovanni si protende a farsi prendere la mano in
cerca di conforto. Pietro, a fianco di Giuda, segue la scena intento, ma senza
reazioni apparenti. A partire da
questo momento, l'identificazione agevolata di Giuda non è più obbligatoria;
infatti, quando la sua figura viene inclusa nella serie degli altri commensali,
scompare anche l'episodio del pane intinto nella stessa coppa di Cristo, portato
da Giuda stesso a quest'ultimo.
Il confronto diretto con l'opera favorisce uno
spettacolo nel quale lo spettatore diviene attore, tanto è vero che il percorso,
regolato dalla dinamica di vari punti di vista, permette di misurare lo spazio
vasto della sala valutando il continuo dilatarsi e serrarsi della visione
sartesca. Andrea non adatta la sua pittura alle architetture degli ambienti
conventuali attraverso espedienti illusionistici,ma impone al refettorio di San
Salvi la sua pittura,dominando e regolando lo
spazio.
SANT'APOLLONIA
Il refettorio di Sant'Apollonia si
trova all'interno del monastero fondato dalle benedettine osservanti della Santa
nel 1339, ma la sua costruzione fa parte degli interventi di ristrutturazione
del complesso avvenuti alla metà del Quattrocento. Esso si presenta come una
vasta aula rettangolare con un
soffitto cassettonato e una serie di finestre sulla parete destra, le quali
permettono all'affresco di godere della luce naturale. Queste caratteristiche
conferiscono al refettorio un aspetto rinascimentale, mentre la parete di fondo
mantiene un andamento verticale, come nel Trecento.
Il padiglione di
matrice albertiana dove si svolge l'Ultima Cena di Andrea del
Castagno richiama i palchi montati in chiesa per la presentazione dei
testi sacri.

Sia la cortina fiorita che ricopre il pancale, che la
giustapposizione all'Ultima Cena dei tre episodi di Crocifissione, Deposizione e
Resurrezione, riprendono elementi tratti dalle rappresentazioni sacre .
Fin dalle origini dell'iconografia, i pittori
hanno cercato di esprimere, attraverso le espressioni degli apostoli, una gamma
di sentimenti, che va dalla sorpresa allo sconforto e dall'interrogazione
reciproca al dubbio di sé. Nell'affinarsi della diversificazione psicologica,
sono emerse delle tipizzazioni volte a esprimere il carattere individuale di
alcuni apostoli, sulla base di come vengono riportate in alcuni episodi
evangelici. Tommaso, ad esempio, ritenuto tendenzialmente incredulo sulla base
del suo dubbio di fronte a Cristo risorto, viene raffigurato spesso in
atteggiamento dubbioso.
Nel Cenacolo di Sant'Apollonia, la posa di Tommaso è
evidentemente “filosofica” in quanto ha la testa levata verso l'alto e il mento
sostenuto da una mano e il gomito sorretto dall'altra. Anche gli altri apostoli
di questo Cenacolo sono molto espressivi: Filippo discute animatamente col suo
vicino, Jacopo ricapitola sulle dita gli argomenti da considerare, ricordando un
gesto anch'esso tipico dell'iconografia della “disputa filosofica”, Simone porta
una mano alla guancia in un atto che richiama la melancolia ed è l'unico
che esprime la tristezza che si stava rapidamente diffondendo tra gli apostoli.
Quasi in ogni Cena, comunque, vi è almeno un apostolo che continua ad
interessarsi al pasto, indifferente all'agitazione circostante; qui è la figura
di Andrea, il quale leva il coltello, ma semplicemente per affettare una
pagnotta.

Il recupero della prospettiva euclidea, che si impone come
la concezione dello spazio propria del Quattrocento, rappresenta il punto di
partenza della visione prospettica rinascimentale, grazie alla quale viene
simulata la tridimensionalità su una superficie piana. È proprio attraverso
l'inserimento degli oggetti in uno spazio prospettico e illusionistico, infatti,
che viene permessa la nascita dello spazio teatrale. Come già accennato, la parete di fondo
del refettorio di Sant'Apollonia, è ad andamento verticale, come quella dei
refettori trecenteschi, per cui Andrea usa una serie di accorgimenti tecnici al
fine di impostare dal basso verso l'alto la prospettiva immaginaria in cui si
svolge al Cena. Come espresso dalla Proto Pisani: “lo sforzo dell'artista,
si concentrò quindi nel conciliare la scena inferiore ambientata in uno spazio
impreziosito da tarsie marmoree e rigidamente geometrico, nel quale tutti gli
elementi sono interpretati in chiave prospettica, con gli episodi superiori
della Passione che riempiono lo spazio tra le due finestre, vere e proprie
cesure del racconto ”.
RISPETTIAMO L'AMBIENTE. Stampate queste pagine solo se necessario.

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